Scienza e tecnologia

A cosa stavo videogiocando esattamente 20 anni fa, a metà del 2006?

Anni d’oro, poco da dire. Vent’anni fa stavo vivendo, insieme a milioni di altri giocatori sparsi per il globo, una delle epoche più entusiasmanti nella lunga storia dei videogiochi. Stavamo per entrare nella vera next gen, con un salto tecnico mostruoso, e titoli come The Elder Scrolls IV Oblivion stavano per conquistare gli scaffali.

E io a cosa stavo giocando in quel periodo? Ebbene, il titolo che, più di ogni altro, mi ha stregato in quei mesi fu nientemeno che Bully, la nuova avventura action open world di Rockstar Games. La compagnia britannica stava attraversando un periodo di grandi cambiamenti, con IP videoludiche differenti ma accomunate tutte dalla medesima passione e impronta stilistica. Per dirla in altri termini, nel 2006 il nome Rockstar Games sulla copertina bastava a strappare il biglietto. Era già una garanzia.

Un mito nato da una costola di GTA

Inizialmente conosciuto qui in Italia come Canis Canem Edit, il videogioco seguiva le sorti di Jimmy Hopkins, un quindicenne con un curriculum scolastico da far venire i brividi anche ai riformatori più duri e stringenti. In quel della Bullworth Academy, Jimmy deve sopravvivere un intero anno scolastico navigando fra clan rivali, corpo docenti furioso e missioni principali e secondarie divertentissime. Il tutto a bordo del proprio skate, in sella ad un motorino o ad una bicicletta. Non proprio un Grand Theft Auto per come lo conoscevamo, ma qualcosa di intrinsecamente simile alla natura del gioco Rockstar Games più famoso.

In quel 2006 uscirono inoltre, come detto, altri capolavori del proprio genere, tra cui Oblivion, il primo leggendario Gears of War, The Legend of Zelda: Twilight Princess… ma Bully, su tutti, fu quello che mi conquistò di più in assoluto. La sua identità fu la leva per moltissimi videogiocatori, che poterono gustarsi un’avventura satirica, appagante, open world e puramente Rockstar. Un qualcosa di molto simile ai classici film anni ’80 incentrati sulle High School e i College di allora.

Come spesso capita con i titoli Rockstar Games, anche in questo caso il titolo venne preso di mira dalla politica. In Italia, l’allora Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni dichiarò che il videogioco era una sorta di insegnamento delle arti legate al “bullismo”. E che avrebbe preferito non fosse uno dei titoli più venduti proprio in quel Natale del 2006. Peccato che, al contrario, Bully raggiunse la cima delle classifiche di vendita. A vent’anni di distanza, Bully resta un caso isolato in casa Rockstar Games, dato che, almeno per ora, non è stato rilasciato o confermato alcun seguito, nonostante gli ottimi dati di vendita del gioco. E se mai voleste recuperarlo o rigiocarlo, sappiate che Bully è disponibile anche su smartphone!


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