I sequel dell’era PlayStation 4 che vorremmo vedere prima del pensionamento di PS5
Mentre Microsoft ha spesso cercato di differenziare la sua proposta nel settore videoludico, Sony e Nintendo sono sempre rimaste affezionate ad un modello di business basato non solo su esclusive imperdibili, ma anche su immensi cataloghi in grado di dar lustro al loro marchio. Per questi grandi protagonisti del mercato la vastità delle loro librerie è motivo di vanto, ed è anche in quest’ottica che si spiegano le numerose operazioni di remake e remastered a cui stiamo assistendo nell’ultimo periodo storico.
Anche grazie alla retrocompatibililtà, la corposa durata della generazione PlayStation 4 ha dato la possibilità agli sviluppatori di creare o portare avanti numerose saghe che, ad anni di distanza, sembrano finalmente pronte a tornare sui nostri schermi: è molto probabile che questi grandi videogiochi stiano per essere annunciati a breve e che, ma questa è più una speranza che una certezza, vadano a rimpolpare il catalogo di titoli disponibili su PlayStation 5 nei prossimi anni.
Wolfenstein
L’acquisizione di Bethesda da parte di Microsoft ha creato un enorme subbuglio all’interno del gigantesco publisher e delle sue varie controllate, le quali sono andate incontro alle naturali ristrutturazioni e cambi di programma che seguono operazioni economiche di questo tipo.
La revisione delle competenze e le nuove prospettive hanno ad esempio permesso ai ragazzi di MachineGames di slegarsi dalle proprietà intellettuali sulle quali avevano lavorato fino a quel momento per dedicarsi ad un progetto molto diverso come un videogioco su Indiana Jones (recentemente approdato anche su Nintendo Switch 2 con un porting di tutto rispetto, come vi raccontavamo nella nostra prova di Indiana Jones e l’Antico cerchio sulla console Nintendo), accolto con iniziale scetticismo prima di un lancio capace di convincere anche quelli che associavano lo studio svedese agli FPS vecchia scuola.
Nella scorsa generazione di console, infatti, gli sviluppatori erano stati in grado di riesumare un reperto storico come Wolfenstein, regalandogli nuova vita grazie a due titoli spettacolari che sapevano unire il feeling retrò degli sparatutto anni ’90 alle innovazioni tecnologiche e di level design nel nuovo millennio. Il sistema di controllo, le meccaniche stealth e l’immacolata soundtrack di Mick Gordon rendevano un vero piacere sterminare i nazisti e, ora che la compagine si è tolta anche lo sfizio di trasporre l’archeologo più famoso del cinema, diventa molto plausibile il prossimo ritorno di B.J. Blazkowicz per concludere quella che nei piani dello studio è sempre stata una trilogia.
The Surge
Per certi versi i motivi che ci portano ad immaginare un ritorno di The Surge sono simili a quelli che poco fa vi abbiamo descritto per Wolfenstein, sebbene la situazione dei due team di sviluppo sia diametralmente opposta. Se MachineGames dovrebbe tornare alla Seconda Guerra Mondiale soddisfatta della sua strana deviazione, i ragazzi di Deck 13 potrebbero ritrovare nel soulslike quelle certezze che gli sono venute a mancare durante il problematico lancio di Atlas Fallen. Anche in questo caso la compagnia ha operato un cambio quasi radicale rispetto ai titoli precedenti, ma l’accoglienza della critica ed i dati di vendita non hanno fornito risposte positive.
L’asso nella manica capace di risollevare le sorti dello studio potrebbe dunque essere quella serie action che, sebbene lontana dall’eccellenza, ha saputo intrigare tanti giocatori con il suo setting fantascientifico ed un sistema di combattimento solido, capace di fornire spunti davvero interessanti.
La meccanica fondamentale di The Surge risiedeva infatti nell’amputazione degli arti dei nemici sconfitti, la quale andava ben oltre la semplice “finisher” perché alimentava un sistema di creazione basato proprio sui pezzi strappati con violenza. Il level design, soprattutto nel secondo capitolo, non era affatto male e la difficoltà era ben bilanciata, e questi sono grandi pregi per un soulslike sicuramente lontano dai livelli raggiunti dalle opere FromSoftware, ma comunque originale e competente nel suo genere.
Devil May Cry
Lo sviluppo di Devil May Cry 6 non solo è già avviato da tempo, ma è addirittura vicino alla conclusione. Fingete di essere sorpresi. L’annuncio imminente del nuovo stylish action sembra cosa ormai certa, moltissimi analisti lo danno per scontato ed il silenzio ostinato da parte dell’azienda giapponese non è sufficiente a farci dubitare che una saga così importante, in un momento così roseo per Capcom, non sia sul punto di ritornare. I tempi sono infatti più che maturi, essendo passati ben sette anni dal lancio del quinto capitolo e avendo concesso ad Hideaki Itsuno di spendere un po’ della sua meritatissima reputazione per lavorare a Dragon’s Dogma 2, un titolo che, a differenza di DMC, era rivolto ad una specifica nicchia di giocatori.
Il game director sentiva infatti il desiderio di rimettere le mani su un’IP che in passato, anche a causa di ristrettezze economiche, sapeva di non aver onorato a sufficienza, ma adesso il suo cuore dovrebbe essere sgombro dai rimorsi lasciandolo libero di tornare ad una serie capace di piazzare decine di milioni di copie.
Il nuovo capitolo ripartirà probabilmente dalle certezze accumulate con Devil May Cry 5: dal suo sistema di combattimento esaltante, tanto semplice da imparare quanto complicato da padroneggiare, fino ai suoi carismatici personaggi, alle variazioni repentine del gameplay e alla trama sopra le righe, ma al tempo stesso ci aspettiamo qualche succosa novità da parte di un team che non si è mai accontentato di svolgere un semplice compitino.
NieR
Yoko Taro è un personaggio particolare. Eclettico ed imprevedibile, riesce ad essere profondo ed al contempo superficiale, unendo questi due tratti in videogiochi dall’equilibrio molto precario che a volte crolla del tutto, mentre in altre occasioni si mantiene stabile e origina grandi capolavori. Nier Automata è il punto massimo della carriera di questo strambo game director, e nel corso dei nove anni trascorsi dal lancio del suo ultimo gioco Yoko Taro si è divertito a comparire davanti alle telecamere per alludere svariate volte ad un possibile sequel.
Con l’immancabile maschera di Emil, un personaggio che proprio come le sue opere è al tempo stesso divertente e tragico, lo sviluppatore giapponese stuzzica continuamente un pubblico che, fino ad oggi, è rimasto deluso da quei numerosi anniversari ed appuntamenti mancati, i quali lasciavano presagire un grande annuncio.
Nel frattempo Square Enix ha prodotto il remake del Nier originale, il prequel di Automata, ottenendo un buon riscontro di vendite che potrebbe giustificare il rilancio di un universo particolarmente caro all’utenza: pur con tutte le incertezze del caso, riteniamo improbabile che il publisher voglia lasciare nel cassetto una proprietà intellettuale così forte, ed è per questo plausibile che già da tempo Yoko Taro stia lavorando al prosieguo di quel complicatissimo intreccio narrativo che soltanto lui poteva plasmare. Il prossimo Nier sarebbe di certo l’ennesimo miscuglio di genialità e sregolatezza, sia sul piano ludico che su quello narrativo, carico di possibilità quanto di rischi che possono far oscillare il giudizio complessivo dall’eccellenza all’occasione mancata.
Spyro e Crash Bandicoot
Due saghe che sono state l’emblema della società PlayStation accomunate da una storia recente abbastanza simile, cominciata dai fasti degli anni Novanta e fermatasi nel silenzio prima di remake celebrativi che hanno segnato il ritorno di due protagonisti iconici, culturalmente ancora collegati a Sony ma in realtà passati alla concorrenza.
I diritti di Spyro e Crash Bandicoot appartengono infatti ad Activision, a sua volta controllata da una Microsoft interessata a crearne giochi third-party, quindi non più esclusivi per una determinata piattaforma. Il marsupiale creato da Naughty Dog ha già ricevuto un quarto capitolo datato 2020, mentre il draghetto di Insomniac è ancora fermo alla trilogia revival del 2018 ed è per questo il maggior indiziato a ricevere un nuovo capitolo nei prossimi mesi.
Un vociferato quinto videogioco dedicato a Crash è stato a quanto pare cancellato ma, in mancanza di conferme o smentite ufficiali, non escludiamo la possibilità di rivedere a breve il bandicoot saltare e ruotare in nuovi mondi. Per quanto riguarda Spyro, invece, sembra quasi scontata la prosecuzione di una storia che di fatto è ferma al 2000: non solo il brand ha ancora attrattiva sul pubblico, ma il mercato stesso dei tripla A, eccezion fatta per l’ecosistema Nintendo, è attualmente avaro di platformer molto accessibili e ricchi di collezionabili, per questo crediamo che, nonostante l’assenza di un annuncio ufficiale, Spyro 4 ci stia attendendo dietro l’angolo.
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