Colombia al voto tra paura, speranze e narcotraffico
Accordi di pace disattesi, un’economia in bilico tra ripresa e recessione, l’eterna piaga del narcotraffico. Ma anche straordinarie potenzialità di sviluppo, una posizione geografica strategica definita da un affaccio bi-oceanico, varie Università di prestigio internazionale.
Le elezioni presidenziali della Colombia ruotano attorno a grandi temi di politica nazionale (la crescita e la sicurezza), internazionale (gli accordi commerciali) e sovranazionale (il narcotraffico). Il presidente uscente Gustavo Petro, progressista, ha dovuto difendersi, solo poche settimane fa, da un’odiosa modalità di attacco verbale, quella di Donald Trump: « il presidente della Colombia deve guardarsi il didietro…». I candidati forti sono tre : Ivan Cepeda, 63 anni, di sinistra, erede di Petro, Abelardo de la Espriella, 47 anni, di estrema destra, Paloma Valencia, 48 anni, di centrodestra. Pochi giorni fa hanno chiuso la campagna elettorale con grandi manifestazioni pubbliche: a Barranquilla, Medellin e Bogotà nel tentativo di conquistare gli ultimi elettori indecisi prima del voto che designerà il successore del presidente Gustavo Petro.
I sondaggi
I sondaggi confermano in testa il senatore di sinistra Cepeda (45% di consensi, secondo la Cnn), seguito dall’avvocato di destra, il trumpiano de la Espriella (37%), mentre la candidata conservatrice del Centro Democratico Paloma Valencia (33%) punta a entrare nel ballottaggio previsto per il 21 giugno.
Cepeda, candidato del Pacto Historico e sostenuto dall’area progressista vicina a Petro, rilancia temi sociali a tutela dei più deboli: «Il nostro sarà un governo di giustizia sociale ed equità», ha dichiarato il senatore, promettendo di mettere «lo Stato al servizio degli esclusi». Nel suo intervento ha anche definito de la Espriella «un’opzione fascista».
De la Espriella ha organizzato l’evento finale della campagna nell’arena La Macarena di Medellin, circondato da veterani delle forze armate e sostenitori della destra radicale, dietro a uno schermo blindato. «È stata una campagna dura e piena di attacchi, ora ci resta da conquistare solo un posto: le urne».
A Bogotá, Paloma Valencia ha chiuso la corsa elettorale promettendo «una Colombia sicura, equa e con opportunità per tutti».
Le attenzioni sono focalizzate su de la Espriella, i sondaggi lo danno in forte recupero. Si è autodefinito El Tigre, con un giubbotto antiproiettile, saltellando dietro un vetro antiproiettile, rilancia il suo motto: « Firme por la patria » (fiero/forte per la patria, ndr).
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