Lazio

Ebola, dottoressa Msf negativa al test effettuato allo Spallanzani

Si sono attivate nella notte, con la massima tempestività e nel rigido rispetto dei protocolli internazionali di isolamento, le procedure d’emergenza biologica nel cuore della Capitale.

Una dottoressa italiana di Medici Senza Frontiere (MSF), reduce da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo, è stata trasferita d’urgenza e ricoverata in regime di biocontenimento avanzato presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. Il primo screening diagnostico molecolare eseguito sul medico ha dato esito negativo.

La professionista si trova attualmente in buone condizioni generali e non manifesta la sintomatologia tipica del virus.

Il trasferimento protetto è stato completato tra il 28 e il 29 maggio, non appena le autorità sanitarie italiane hanno ricevuto la segnalazione del potenziale rischio di contagio da parte dei canali di sorveglianza transnazionali.

Il contatto a Bunia e l’intervento d’urgenza sotto la granata

La dottoressa operava in qualità di chirurgo d’urgenza in un avamposto sanitario situato nella turbolenta regione di Bunia-Ituri, un quadrante geografico investito da una nuova, violenta fiammata epidemica di Febbre Emorragica da Ebola.

Secondo i registri epidemiologici, il primo contatto a rischio è avvenuto il 16 maggio, durante il trattamento di alcuni degenti successivamente identificati come positivi al virus.

Lo scenario di massima vulnerabilità si è delineato due giorni più tardi, il 18 maggio, quando l’équipe guidata dal medico italiano ha dovuto eseguire un delicatissimo e prolungato intervento chirurgico salvavita su un bambino rimasto gravemente ferito a causa della deflagrazione di una granata.

L’esposizione a fluidi biologici in un teatro operatorio d’emergenza ha spinto il Ministero della Salute e la direzione dello Spallanzani a ordinare il rientro protetto in Italia e l’avvio della sorveglianza attiva.

Nonostante il primo tampone favorevole, la dottoressa rimarrà in isolamento fiduciario per l’intero periodo di incubazione del virus, sottoponendosi a costanti esami ematici e immunologici.

Il Ministero rassicura: «Nessun pericolo, ma l’Italia invia esperti»

I vertici del Ministero della Salute hanno diramato una nota ufficiale per spegnere sul nascere possibili psicosi urbane, precisando che sul territorio nazionale non sussiste alcuna emergenza sanitaria e che la macchina della prevenzione ha risposto secondo gli standard di massima sicurezza.

Nel frattempo, l’asse istituzionale tra Sanità e Politica Estera si muove per colpire il virus direttamente alla radice.

Entro la fine della settimana, una task force di medici specialisti, virologi e logisti dello Spallanzani decollerà alla volta di Kinshasa.

La missione scientifica, coordinata in stretta sinergia con la Farnesina, il dipartimento della Protezione Civile e l’Aise (i servizi di informazione e sicurezza esterna), opererà sul campo in Congo per consegnare carichi di materiale sanitario d’emergenza, installare laboratori di diagnostica rapida e supportare il tracciamento epidemiologico dei contatti per circoscrivere l’epidemia prima che possa estendersi oltre i confini regionali.

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