I comitati no funivia: “Quella sul Lagaccio non si farà, ma la vittoria è amara”

Genova. “La funivia sopra il Lagaccio non si farà. Una dimostrazione concreta che come cittadini, quando ci uniamo, possiamo davvero incidere nelle politiche pubbliche. Come comitato Con i piedi per terra festeggiamo una vittoria, quella di una lotta durata quattro anni e che ha visto un coinvolgimento trasversale di migliaia di abitanti e di tante realtà della società civile che sono scese in campo contro quel progetto che è diventato un simbolo degli aspetti più terrificanti del Modello Genova. Festeggiamo però questa vittoria con l’amaro in bocca, perché dobbiamo constatare che la giunta non ha mantenuto le promesse iniziali”. Inizia così una lettera del comitato Coi piedi per terra, anima delle voci contrarie alla funivia del Lagaccio, all’indomani della notizia che il ministero della Cultura ha dato il via libera a trasferire i fondi del progetto Stazione Marittima – Forte Begato a quello tra Granarolo e il Forte.
“È mancato il coraggio di fermare davvero la costruzione di questa infrastruttura impattante – dicono i comitati – che è stata solo accorciata e spostata più in là, a Granarolo anziché sopra il Lagaccio, ma ciò non basta certo a giustificarla. Né la giustifica parlare dei fondi persi o delle penali da pagare, erano rischi già messi in conto quando la sindaca Silvia Salis, in campagna elettorale, anticipava che il Comune avrebbe accolto ogni responsabilità, anche economica, per chiudere definitivamente il progetto della funivia. La retorica del male minore per giustificare una scelta politica ben precisa non regge”.
“La minifunivia che si vuole costruire, da Granarolo a forte Begato, è un’infrastruttura che si porta dietro tante delle criticità del primo progetto, a cominciare, per sua natura, dai rischi legati al vento. È inutile: la pendenza e la distanza che coprirebbe è minima. È uno spreco di soldi: pur molto più breve, verrà a costare gli stessi 40,5 milioni di euro. Soldi, lo ricordiamo, sottratti alla riqualificazione dei forti”.
“È impattante – sottolineano i no funivia – insiste su un parco di cui una parte è in area protetta, e passerà comunque davanti ad alcune case, deturpando il panorama di Granarolo e dell’intera collina. E non possono certo bastare le promesse di parchi pubblici, per i quali i soldi non ci sono ancora, e che rivelano una scarsa conoscenza del territorio sul quale insisterebbe quello a monte, nuovamente aperto al profitto di privati”.
“Né è poi chiaro come cremagliera e funivia dialogherebbero in termini di tempi di percorrenza e capienza, oltre a mancare un piano e i relativi fondi per potenziare la prima, l’unica vera infrastruttura che dà un concreto servizio alle cittadine e ai cittadini, coloro il cui benessere dovrebbe essere prioritario per ogni giunta”, aggiungono.
“Continuiamo a sostenere che per un rilancio dei forti non serve una nuova struttura di trasporto, ma una seria messa in sicurezza e riqualificazione delle strutture e della sentieristica e una concreta tutela del paesaggio naturale e della biodiversità. Aspettiamo chiarimenti in merito alla rigenerazione della cremagliera, l’unico intervento che realmente risponde ai bisogni della collettività. E di vedere i dettagli del processo partecipativo riguardante il parco sportivo“, concludono dal comitato Coi piedi per terra.




