Taxi nega la corsa a una donna sordocieca con cane guida: denuncia shock a Roma
Per chi non vede e non sente, il mondo si misura attraverso il tatto, i contrasti di luce e la totale fiducia in un compagno a quattro zampe. Quando quella fiducia viene spezzata dall’intolleranza, lo spazio urbano si trasforma improvvisamente in una trappola ostile.
È la cronaca di una mattinata di ordinaria e inaccettabile discriminazione quella che arriva da piazza Mazzini, nel cuore del quartiere Prati, dove una donna di 48 anni, ipovedente e affetta da sordità totale, è stata aggredita e respinta da un tassista solo perché accompagnata dal proprio cane d’assistenza.
Un caso di cronaca amara che, grazie alla determinazione della vittima, è diventato un fascicolo giudiziario sul tavolo del Distretto di Polizia Salario-Parioli.
Erano le prime ore dello scorso 10 marzo. La donna si trovava in piazza per l’abituale tragitto verso il posto di lavoro in piazza Giuseppe Verdi. Un gesto quotidiano, ripetuto mille volte: avvicinarsi alla fitta fila di auto bianche, aprire la portiera, dare indicazioni.
Ma stavolta, davanti al muso del cane guida – baluardo insostituibile della sua autonomia – il conducente ha alzato un muro invisibile ma invalicabile, opponendosi fermamente al suo ingresso nell’abitacolo.

La violenza oltre le barriere del suono
Il diniego, già di per sé contrario alle normative vigenti, è degenerato in pochi istanti. A nulla è valso il tentativo di un secondo tassista in servizio nel piazzale, che ha provato a richiamare il collega ai suoi doveri professionali e civili ricordandogli che i cani guida hanno il diritto legale di salire a bordo.
Per tutta risposta, la situazione è precipitata: la 48enne si è trovata improvvisamente al centro di una violenta sfuriata verbale – percepita soltanto a frammenti attraverso la faticosa lettura del labiale – culminata poi in un contatto fisico violento, uno strattone che l’ha lasciata scossa e spaventata sul marciapiede.
In quel momento di puro panico, si è palesato il dramma nel dramma: l’impossibilità di chiedere aiuto. La donna ha provato a digitare il 112 sul proprio smartphone, ma il silenzio assoluto in cui è immersa le ha impedito di comunicare l’accaduto e la propria posizione alla centrale operativa.
Un vicolo cieco comunicativo risolto solo grazie ai protocolli di sicurezza del Numero Unico di Emergenza, che ha ricontattato il numero della cugina della donna.
Quest’ultima, compresa la gravità della situazione pur trovandosi a chilometri di distanza, ha fatto convergere un’ambulanza direttamente presso l’ufficio della familiare.
Il coraggio di denunciare e l’angelo custode in auto bianca
Mentre l’aggressore ingranava la marcia fuggendo da piazza Mazzini per evitare le conseguenze del suo gesto, la solidarietà ha preso il posto della violenza.
Il secondo tassista, colui che aveva tentato di difendere il diritto della passeggera, non ha voltato le spalle: ha soccorso la donna, l’ha accompagnata gratuitamente a destinazione e ha promesso che avrebbe testimoniato davanti alla legge per identificare il collega.
La parola “fine” a questa brutta pagina di cronaca romana è stata scritta negli uffici del commissariato. Un momento delicatissimo, in cui la vittima ha potuto mettere a verbale il proprio incubo grazie alla presenza di un collega di lavoro che ha tradotto il suo racconto nella Lingua dei Segni Italiana (LIS).
La denuncia, che chiede di perseguire penalmente il conducente per ogni profilo di reato riscontrabile, è ora al vaglio degli inquirenti.
Del caso è stata investita anche la Lega del Filo d’Oro, da sempre in prima linea per i diritti delle persone sordocieche, per un episodio che riapre una ferita profonda sul tema del rispetto, della formazione e dell’inclusione nella Capitale.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link




