Economia

Elettricità, reti, accumuli e rinnovabili: la roadmap di Irena per uscire dai fossili

L’elettricità dovrà coprire il 35% dei consumi energetici globali entro il 2035, per superare il 50% nel 2050. Ma la transizione richiederà anche più di 38 TW di rinnovabili installate, investimenti nelle reti per 1.200 miliardi di dollari l’anno, accumuli su larga scala e un’accelerazione senza precedenti sull’efficienza energetica. È lo scenario delineato dal nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, “Electrification to lead the next phase of energy transition”, pubblicato in vista della Cop30 brasiliana.

Il documento evidenzia che siamo entrati in una nuova fase dove non basta più installare pannelli solari ed eolico. Ora il nodo centrale diventa l’elettrificazione dell’economia: nei trasporti significa diffusione dei veicoli elettrici; negli edifici, sostituzione di caldaie e apparecchi a gas con pompe di calore e tecnologie elettriche; nell’industria, conversione dei processi a bassa e media temperatura e crescente ricorso all’idrogeno verde nei comparti più difficili da decarbonizzare. È qui che si giocherà la vera riduzione strutturale dei combustibili fossili.

Il documento aggiorna lo scenario compatibile con l’obiettivo di 1,5°C e avverte che il sistema energetico globale, così com’è oggi, non è ancora preparato ad affrontare contemporaneamente crescita della domanda, sicurezza energetica e decarbonizzazione. Per riuscirci, sottolinea Irena, la quota di elettricità nei consumi finali mondiali dovrà superare il 50% nel 2050. Parallelamente, il peso dei combustibili fossili dovrà ridursi drasticamente: dall’attuale 80% del sistema energetico globale a circa il 50% nel 2035, fino a scendere sotto il 20% entro metà secolo.

L’Agenzia però ricorda che la decarbonizzazione dei consumi funziona solo se l’elettricità viene prodotta sempre più da fonti rinnovabili. Per questo Irena stima che la capacità rinnovabile installata dovrà crescere fino a 18,4 terawatt entro il 2035 e a 38,2 terawatt nel 2050. Nello stesso periodo, la quota delle rinnovabili nella generazione elettrica mondiale dovrà salire al 78% entro il 2035 e superare il 90% entro metà secolo.

Lo scenario disegnato dall’Agenzia riflette anche il nuovo contesto geopolitico: tensioni internazionali, volatilità dei mercati energetici, crescita dei consumi elettrici legata all’AI e ai data center, aumento della domanda di raffrescamento e timori sulla sicurezza degli approvvigionamenti. In questo quadro, l’elettrificazione viene descritta come una leva non solo climatica, ma anche industriale e strategica.

Un altro punto centrale riguarda le reti elettriche, considerate oggi il principale collo di bottiglia della transizione. Secondo Irena, circa 2.500 GW di progetti eolici, solari e storage nel mondo sono bloccati nelle code di connessione alla rete. Senza un’accelerazione drastica sugli investimenti infrastrutturali, avverte Irena, il rischio è quello di avere rinnovabili disponibili ma impossibilitate a entrare nel sistema.

Per sostenere la nuova domanda elettrica, gli investimenti annuali nelle reti dovranno più che raddoppiare: da circa 500 miliardi di dollari nel 2025 a 1.000 miliardi l’anno nel periodo 2026-2035 e fino a 1.200 miliardi annui tra 2036 e 2050, per un totale cumulato di circa 29 trilioni di dollari. Parallelamente, la capacità globale di accumulo dovrà passare da 416 GW nel 2025 a oltre 2.500 GW nel 2035 e quasi 6.900 GW nel 2050.

Il rapporto insiste anche sulla necessità di accelerare l’efficienza energetica. Secondo lo scenario Irena, il miglioramento annuale dell’efficienza dovrà attestarsi intorno al 3% fino al 2035 e al 2,5% successivamente, ben oltre il ritmo attuale globale. La combinazione tra elettrificazione ed efficienza potrebbe evitare circa 110 gigatonnellate di CO2 cumulative entro il 2050. La trasformazione, tuttavia, non sarà uniforme. L’Europa viene indicata come una delle aree più avanzate nel percorso di elettrificazione, con una quota dell’elettricità nei consumi finali destinata a raggiungere il 64% entro il 2050. In Africa e in molte economie emergenti, invece, la sfida resta anche quella dell’accesso all’energia e dello sviluppo delle infrastrutture di base.

Infine, Irena avverte che la transizione non significherà l’eliminazione totale dei combustibili fossili nel breve periodo. Settori come aviazione, shipping, cemento e siderurgia continueranno ad avere quote residue difficili da elettrificare. Per questo serviranno anche biocarburanti avanzati, idrogeno e carburanti sintetici. Ma la direzione, secondo l’Agenzia, è ormai definita: la velocità del phase-out dei fossili dipenderà soprattutto dalla rapidità con cui il mondo riuscirà a elettrificare consumi, industria e infrastrutture.


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