Nuove rotte per il vino italiano, export a 400 milioni nel 2025 e +4,3% in un anno – Vino
Nel 2025 le esportazioni di vino nei
13 mercati emergenti analizzati dal nuovo report di Wine Monitor
di Nomisma hanno superato i 400 milioni di euro, +4,3% rispetto
al 2024. I produttori italiani hanno iniziato a guardare con
maggiore attenzione ad altre aree geografiche, in un contesto di
mercato caratterizzato da guerre, calo dei consumi e dazi in
Usa, che restano comunque la principale destinazione. L’analisi,
focalizzata su Angola, Bulgaria, Colombia, Costa d’Avorio,
India, Kazakistan, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Repubblica
Ceca, Romania, Thailandia, registra negli ultimi cinque anni,
una crescita delle importazioni mondiali di vino del 7,1%
all’anno per un valore di 1,7 miliardi di euro (+5,1% rispetto
al 2024), incidendo per circa il 5% del totale.
“Per compensare la flessione delle esportazioni è necessario
individuare nuovi sbocchi superando riserve e stereotipi che a
volte condizionano le strategie di internazionalizzazione dei
nostri produttori – commenta Denis Pantini, responsabile Wine
Monitor di Nomisma – per questo è fondamentale individuare i
mercati con il maggiore potenziale di sviluppo, rilevare i
segnali di cambiamento nelle preferenze di consumo e nella
struttura della domanda e sviluppare una strategia solida e di
lungo periodo”. Per quanto riguarda le esportazioni di vino
italiano, la domanda è in progressivo aumento, con opportunità
di business sempre più rilevanti in Paesi caratterizzati da un
potenziale di sviluppo ancora ampio. Tra i driver di crescita,
almeno per alcuni Paesi, gioca un ruolo importante anche la rete
di ristoranti italiani o di operatori posizionati su un’offerta
di livello medio-alta.
Relativamente alle importazioni a valore e a volumi guida la
Polonia, seguita da Repubblica Ceca, Messico e Romania. La
categoria più esportata è quella dei vini fermi e frizzanti
imbottigliati, che sul valore complessivo dell’export italiano
pesa per il 58%, un’incidenza in calo del 3% rispetto al 2019 a
tutto vantaggio degli spumanti che nello stesso periodo di tempo
sono passati dal 32% al 37%.
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