Economia

Unctad: energia e geopolitica rallentano l’economia globale

Dopo anni segnati soprattutto da tensioni commerciali e inflazione, oggi è la geopolitica a rappresentare il principale fattore di instabilità per l’economia globale. A dirlo è il nuovo report “Trade and Development Foresights 2026” dell’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo. La premessa è che il mondo sta entrando in una fase più fragile, caratterizzata da prezzi energetici elevati, volatilità finanziaria, tensioni sulle rotte commerciali e crescente pressione sulle economie importatrici di energia.

Il conflitto in Medio Oriente ha riportato al centro un tema già emerso con la guerra in Ucraina: la vulnerabilità di un sistema energetico ancora fortemente dipendente da petrolio e gas. E il rischio, avverte l’agenzia Onu, è che un’incertezza prolungata possa trasformarsi in carenze di approvvigionamento, rallentamento economico e nuove tensioni finanziarie.

Petrolio e trasporti sotto pressione

Secondo Unctad, l’escalation in Medio Oriente ha già provocato un forte aumento dei prezzi petroliferi e dei costi del trasporto marittimo. La combinazione tra rincari energetici, interruzioni logistiche e maggiore volatilità sta pesando sugli investimenti e sulla domanda globale.

L’organizzazione prevede che la crescita mondiale rallenti dal 2,9% del 2025 al 2,6% nel 2026. A preoccupare sono soprattutto gli effetti indiretti dell’energia sull’intero sistema economico: aumento dei costi industriali, rincaro dei fertilizzanti, pressioni inflazionistiche e maggiore instabilità finanziaria.

Le economie emergenti appaiono le più esposte. Molti Paesi stanno affrontando bollette energetiche più elevate, svalutazioni valutarie e condizioni di finanziamento più rigide, in un contesto in cui investitori e mercati tendono a rifugiarsi negli asset considerati più sicuri.

L’AI sostiene il commercio

Nel frattempo, una parte importante della resilienza economica globale continua a essere sostenuta dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Secondo Unctad, il commercio internazionale resta relativamente robusto grazie alla domanda di semiconduttori, server e apparecchiature per data center.

Ma dietro il boom dell’AI emerge un rallentamento più diffuso. Al di fuori delle filiere tecnologiche, infatti, il commercio mondiale mostra segnali molto più deboli, soprattutto nei comparti tradizionali e nei settori legati alle commodity.

Per il 2026 Unctad prevede una crescita del commercio globale compresa tra l’1,5% e il 2,5%, contro il 4,7% registrato nel 2025.

Sicurezza alimentare, energia e finanza

Uno degli aspetti più critici evidenziati dal report riguarda il legame sempre più stretto tra energia, finanza e sicurezza alimentare.

L’aumento dei prezzi energetici sta infatti facendo salire il costo dei fertilizzanti e alimentando nuove pressioni inflazionistiche sui prodotti alimentari, soprattutto nelle economie in via di sviluppo. Parallelamente, la volatilità dei mercati e il peggioramento delle condizioni di credito stanno aumentando le fragilità del commercio agroalimentare globale.

Secondo Unctad, la sicurezza alimentare non riguarda più soltanto disponibilità e prezzi del cibo, ma sta diventando sempre più una questione di stabilità finanziaria, soprattutto per governi già alle prese con debito elevato e margini fiscali ridotti.

Più rinnovabili contro gli shock

Nel report emerge però anche un messaggio più strutturale: accelerare sulle energie rinnovabili non è più soltanto una questione climatica, ma sempre più una strategia di sicurezza economica ed energetica.

Secondo Unctad, le tecnologie pulite stanno diventando sempre più competitive e rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre l’esposizione agli shock dei combustibili fossili. Il problema, però, resta la forte disomogeneità degli investimenti tra economie avanzate ed emergenti.

Per questo l’agenzia Onu chiede maggiore cooperazione internazionale, condizioni commerciali più prevedibili, strumenti finanziari più solidi per i Paesi in via di sviluppo e investimenti più rapidi nell’energia pulita.


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