Morto Gianclaudio Bressa, fondatore dell’Ulivo e tra i padri della riforma del Titolo V. Era stato 4 volte sottosegretario
Il lungo impegno a favore delle autonomie, il suo lavoro in materia di modifiche costituzionali. Sono gli aspetti che hanno contraddistintito la lunga esperienza politica di Gianclaudio Bressa, fondatore dell’Ulivo, a lungo parlamentare del centrosinistra, uno dei padri della riforma del Titolo V del 2001, morto improvvisamente a 70 anni. Tra gli altri incarichi ricoperti quello di sindaco di Belluno all’inizio degli anni Novanta (ai tempi era ancora nella Dc) e di sottosegretario nei governi di Renzi e Gentiloni e prima ancora di D’Alema e Amato. Forte il suo legame con Bolzano, dove più volte era stato eletto nella circoscrizione Trentino Alto Adige. Grande amante della montagna, da “figlio” delle Dolomiti, lascia un figlio e una figlia.
Una vita sui banchi di Camera e Senato, la sua, a partire dai Popolari e Democratici per Prodi, gruppo del quale è stato numero due dietro a Sergio Mattarella. Bressa ha militato nelle file della Margherita e poi nel Pd con Areadem guidata da Dario Franceschini al quale lo legava una profonda amicizia. “C’eri sempre – scrive sui social l’ex ministro della Cultura – Solido come la roccia delle tue montagne”. Tra i ruoli di Bressa anche quello di capogruppo del Pd della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio dalla quale ha avversato la riforma costituzionale del governo Berlusconi. Autore di varie pubblicazioni, tra le altre Quel pasticciaccio brutto della riforma costituzionale scritto proprio contro la modifica costituzionale voluta dall’allora ministro Roberto Calderoli.
Il cordoglio è trasversale e ben oltre i confini del Partito democratico, da Forza Italia alla Lega. “E’ stato un interlocutore straordinariamente affidabile, molto attento alle esigenze delle minoranze linguistiche dell’Alto Adige”, ricorda il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher. “Aveva davvero a cuore la nostra Autonomia, alla tutela delle nostre e delle altre minoranze linguistiche d’Italia ha dedicato del resto la sua intera, brillante carriera politica”. Il suo impegno in favore delle minoranze linguistiche dell’Alto Adige venne riconosciuto nel 2013, quando l’onorevole Bressa venne insignito del Grande Ordine di Merito, la massima onorificenza della Provincia autonoma di Bolzano. “Un vero amico delle autonomie speciali e del Sudtirolo” lo definisce la senatrice della Svp e presidente del Gruppo parlamentare per le autonomie, Julia Unterberger. “Quando nella sua ultima legislatura venne eletto in Senato, si iscrisse al nostro Gruppo – prosegue Unterberger – In quel tratto di cammino comune, alla sua competenza e alla sua esperienza si è aggiunta la conoscenza più personale di Gianclaudio: un uomo leale, appassionato, sempre disponibile al confronto”.
“Se oggi parliamo di autonomia regionale – aggiunge il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli – è anche grazie al suo contributo alla riforma costituzionale del Titolo V nel 2001“, aggiunge Calderoli, ricordando che “Bressa era un politico espressione del proprio territorio, le Dolomiti, consigliere, assessore e poi sindaco a Belluno, era un amministratore che ben conosceva la macchina pubblica e le necessità dei territori; esperienze e competenze che ha poi portato in Parlamento e nelle sue esperienze di governo”. “Per anni – conclude il ministro – ci siamo confrontati, in commissione o in aula, anche scontrati, essendo in diversi schieramenti politici, ma ho sempre apprezzato la sua competenza e preparazione e il suo impegno sincero verso le autonomie e le Regioni, incluse quelle a statuto speciale, essendo anche stato, prima di me, il presidente della ‘Commissione dei sei’, per l’attuazione dello statuto autonomo dell’Alto Adige”.
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