Marche

chiede il risarcimento ma arriva la beffa

FERMO Una doccia fredda, in tutti i sensi, quella arrivata dalla Corte d’Appello di Ancona per un’istruttrice di equitazione del Fermano. Completamente ribaltato il giudizio di primo grado del tribunale di Fermo emesso l’anno scorso. Il contenzioso riguarda un incidente avvenuto all’alba del 7 agosto 2015, su una pista di allenamento per cavalli da trotto. La donna aveva riportato traumi valutati, dal consulente tecnico del tribunale, in un danno biologico temporaneo di 165 giorni ed uno permanente del 19%.

L’incidente

Quella mattina, l’istruttrice stava conducendo il cavallo “Raggio di Luce”. Secondo la sua ricostruzione, l’animale, spaventato da un improvviso e violento getto d’acqua proveniente da un impianto di irrigazione di un fondo agricolo confinante, l’aveva disarcionata facendola cadere rovinosamente. In primo grado, il Tribunale di Fermo ha dato ragione alla donna, condannando l’azienda agricola a un risarcimento di oltre 76mila euro. Ritenendo l’irrigazione una fonte di responsabilità oggettiva.

Di avviso totalmente diverso i giudici di Ancona, che hanno accolto l’appello presentato dall’azienda agricola, assistita dall’avvocato Paolo Bacalini. Il motivo centrale del ribaltamento è l’impossibilità di provare con certezza che sia stato proprio il getto d’acqua a spaventare il cavallo e causarne la reazione che ha provocato l’infortunio. I testimoni citati in giudizio erano infatti arrivati sul posto dopo la caduta e nessuno aveva assistito all’incidente in presa diretta. Il fatto che la pista, l’animale e la donna fossero bagnati non è stato ritenuto sufficiente. Secondo la Corte, la sensibilità dei cavalli può essere urtata da svariate altre ragioni, spesso non prevedibili.

A titolo di esempi, nella sentenza si citano fattori come rumori secchi, mutamenti improvvisi dell’ambiente, vista di piccoli mammiferi o uccelli, anche ombre lungo il percorso. In mancanza di una prova certa che Raggio di luce si sia imbizzarrito perché innaffiato dal getto dell’irrigatore, non si può stabilire la responsabilità a carico dell’impresa agricola confinante. Secondo i giudici, inoltre, l’irrigazione dei campi rappresenta un’attività ordinaria, non classificabile come pericolosa. Il verdetto azzera quindi il risarcimento a vantaggio dell’istruttrice. Oltre al danno, la beffa: la donna dovrà rimborsare le spese legali di entrambi i gradi di giudizio, circa 12mila euro.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »