Umbria

Sir Susa Scai, una società modello dietro i successi dei Block Devils

di Carlo Forciniti

La Champions League come fiore all’occhiello di una stagione da ricordare. La metaforica ciliegina (e che ciliegina) sulla torta di un’annata piena di soddisfazioni. In casa Sir Susa Scai lo straordinario diventa ormai ordinario e non viceversa.

Perché da anni il club chiude ogni singola stagione con almeno un trofeo. Accade dal 2017. A nove anni di distanza, si continua ad assistere ad un filotto che non ha eguali in Superlega. Archiviata lo scorso sei maggio con uno scudetto che significherà sempre qualcosa di particolare per i Block Devils. Perché vinto al PalaBarton Energy. Di fronte alla tifoseria bianconera. Perché sollevato al cielo al termine di un percorso semi perfetto come certificano le 29 vittorie in 31 gare tra regular season e playoff.

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Basi I semi del terzo tricolore di Perugia sono stati seminati più di un anno fa. Dall’infausta eliminazione in semifinale playoff proprio contro la Lube. Quel ko avrebbe potuto rappresentare un potenziale punto di non ritorno per la squadra capitanata da Simone Giannelli. Che invece, da quel ko è ripartita, ponendo le basi per dodici mesi lussureggianti. Inaugurati dal primo trionfo della Sir (in versione Sicoma Monini) in Champions League. Ad un anno di distanza, Perugia potrebbe chiudere il cerchio nella due giorni di Torino in programma sabato 16 e domenica 17 maggio, dove insegue il quarto trofeo stagionale dopo le vittorie al Mondiale per club, in Supercoppa e in campionato.

Modello Ma al netto di quello che accadrà all’Inalpi Arena, la stagione della Sir resterà comunque indimenticabile. Frutto del lavoro di una società modello che dall’avvento di Lorenzetti ha scelto di basarsi su un’ossatura della rosa ben definita, all’insegna della continuità tecnica. Un piccolo, grande lusso in un’ era in cui nel volley ma non solo si tende più a rivoluzionare che a restaurare. Una società modello in cui le gerarchie sono chiare come gli obiettivi da perseguire. 

La triade Al vertice, il patron Gino Sirci, la cui visione mista alla sana ambizione ha fatto sì che una realtà partita dai campionati regionali diventasse via via una potenza prima nazionale e poi mondiale. Unica, o comunque peculiare la capacità del presidente di coinvolgere il tessuto economico della regione, di avvicinare una moltitudine di imprenditori e sponsor vogliosi di fare parte di un sodalizio che garantisce soddisfazioni in serie. Non solo sportive. Nella stanza dei bottoni altre due figure chiave: il direttore generale, Bino Rizzuto, e il direttore sportivo, Goran Vujevic. Due dirigenti dal differente approccio rispetto a quello del presidente, che preferiscono muoversi nell’ombra o comunque lontano dalle luci dalla ribalta, ma in grado di rendere la Sir attraente fuori dal taraflex e competitiva sul campo. Anno dopo anno. 

La mano del coach Cosa che accade anche e soprattutto da quando sulla panchina bianconera siede coach Lorenzetti, tra gli allenatori più vincenti di sempre e raffinato gestore di un gruppo che ad una settimana mal contata dallo scudetto proverà a confermarsi campione d’Europa. La metaforica ciliegina sulla torta. E che ciliegina…

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