“Davvero un periodo speciale della mia vita”: Odette Di Maio celebra i 30 anni di “Scintille” dei Soon

Il nostro Gianni, nel suo compleanno dedicato a “Scintille” dei Soon scrive: “Ci sono ricorrenze che non si possono non festeggiare, tipo l’uscita di album che per la redazione di Indie For Bunnies sono particolarmente significativi. Poi ci sono quelli “del cuore” ma la sola vicinanza affettiva non basterebbe a farne oggetto di retrospettiva, devono esserci in primis la sostanza e la qualità come requisiti essenziali“.
Ecco, mi aggancio a questo incipit per dire che l’esordio della formazione milanese, che oggi compie 30 anni, è sinonimo, per me (e per lo stesso Gianni) di album che soddisfa il requisito del cuore ma anche quello della qualità. Ricordi vibranti, immagini ancora vivide, sensazioni incredibile, ascolti ripetuti, concerti in ogni dove, amicizie durature e pelle d’oca…ripensare a “Scintille” riporta alla mente tutto questo, anzi, ribadisco proprio che per noi ascoltatori è ancora un disco che emoziona, lo dico senza alcun eccesso di retorica o piaggeria.
30 anni meritavano una chiacchierata con Odette Di Maio che dei Soon era la splendida voce: pronti per un tuffo nel passato?
Cara Odette, ben trovata. 30 anni fa “Scintille”. Ci pensi? Dimmi subito, senza pensarci troppo sù, qual è il primo ricordo, la prima immagine che ti viene subito in mente se ripensi a “Scintille”.
Ah, che bella domanda, tanti ricordi pazzeschi ma così sui due piedi mi viene in mente il nostro primo servizio fotografico per l’album “Scintille”: ricordi quel bel pellicciotto arancione? Mi ero tinta anche i capelli di rosso mogano! Ahaha, ci siamo divertiti.
Poi mi ricordo anche delle lunghe giornate in pieno inverno in provincia di Treviso (quanta nebbia) dove abbiamo registrato l’album con la compagnia di Anjaly Dutt e il suo assistente. Davvero un periodo speciale della mia vita.
Lo shoegaze, l’indie-rock di casa britannica ma anche la tua passione per la musica e le cantautrici americane…i Soon erano un bel mix di spunti e idee musicali…come tenevate insieme il tutto?
Con tanta pazienza! 😀 😀 Ma soprattutto con tanto entusiasmo, perché sentivamo di proporre qualcosa di diverso in quel periodo in cui andava molto il rock e un po’ meno il pop di matrice anglosassone. C’era anche molta apertura a tutto ciò che ogni membro proponeva perché avevamo voglia di sperimentare.
Ora programmi TV, Tik Tok e instagram lanciano la musica, ma all’epoca c’erano soprattutto demo che giravano ed esibizioni live. Rock Targato Italia è stato importante per i Soon o sbaglio?
E’ come dici: Francesco Caprini di Divinazione – fondatore del contest Rock Targato Italia – ha creduto da subito in noi e con tanta passione ha portato sui tavoli delle case discografiche dell’epoca il nostro progetto, organizzando da subito tante date live per noi nell’ambito di Rock Targato Italia e in giro per il paese per consentirci la necessaria maturazione del nostro sound dal vivo.
Ma…leggevo su Wikipedia che all’inizio i vostri brani erano in inglese, come mai ci fu il passaggio in italiano e le canzoni di “Scintille” hanno anche dei “demo” o delle prime versioni in inglese?
Sì, è vero, inizialmente cantavamo in inglese: io ero fresca dalla mia esperienza di vita in USA e anche il genere musicale ci consentiva di proporre le nostre melodie in una lingua più consona alla metrica anglosassone. Poi, ovviamente, per esigenze di mercato, abbiamo dovuto tradurre e adattare tutti i testi: io e il batterista (il fu Enrico Quinto) ci siamo dati molto da fare e secondo me siamo riusciti a rendere i pezzi in modo originale, convincendo anche la casa discografica.
Come siete entrati in contatto con Anjali Dutt?
Il lavoro di alcuni produttori inglesi ci appassionava davvero tanto e abbiamo tentato di contattarli tramite la Polygram. Poi, quando si è palesata la possibilità di lavorare con lei, ci ha subito entusiasmato. Dai, aveva contribuito a lanciare il sound degli Oasis, cosa potevamo sperare di più! Inoltre, a me personalmente piaceva molto l’idea di lavorare con una donna che potesse comprendere meglio gli stati d’animo dei brani che dovevo cantare. La produzione di quell’album rimane davvero notevole a distanza di anni!
Una canzone da “Scintille” che adori e una che, dopo 30 anni, ti convince meno, spiegandomi in entrambi i casi, il perché…
“In nessun posto” rimane uno dei miei pezzi preferiti di quell’album: arrangiamenti e melodie struggenti, con un testo di Enrico che davvero rappresentava bene alcune ambivalenze sentimentali che vivevano all’epoca i giovani di allora.
Il brano meno convincente rimane per me “Ordine”, un po’ monotono e meno significativo, anche dal vivo dopo un po’ di tempo si è capito che rimaneva in secondo piano.
“Il Fiume” e “Settimane”…ma che sensazione vi dava vedervi così spesso nella rotazione dei video dei canali musicali dell’epoca?
Era una sensazione di irrealtà: come vedere un film. Tanto orgoglio nel sentirci in radio o vederci in TV, ma anche molta incredulità per quello che stava succedendo e dell’accoglienza che ci riservò la stampa e il pubblico. Un momento d’oro! Sicuramente il supporto di una casa discografica major è stato determinante a diffondere il nostro lavoro ma ci piace pensare che forse era davvero arrivato il momento in Italia di sentire un genere fresco come il nostro!
Io continuo a pensare che “Scintille” abbia un finale veramente in crescendo con un trittico finale pazzesco segnato da “Settimane”, “Larva” e “Disordine”, soprattutto nelle ultime due emergeva proprio l’animo shoegaze…come li ricordi quei potenti suoni di chitarre del disco?
Ricordo bene come Anjali Dutt ci fece registrare in studio tante tracce di chitarra, tutte stratificate (layers) l’una sopra l’altra: c’erano i suoni un po’ ruvidi di Francesco (Calì), quelli più melodiosi di Davide (Rosenholz) e in molti altri brani le mie tracce di chitarra acustica. Non era facile poter stratificare il tutto lasciando ad ogni suono e riff la sua dignità e potenza. Dal vivo cercammo di riprodurre quelle sonorità di impatto e in tanti ci restituirono l’opinione che dal vivo riuscivamo a suonare ancora più potenti e “sporchi” quindi evidentemente il lavoro in studio era servito!
Ma che tour infinito avete fatto per “Scintille”? Io vi ho visto un bel po’ di volte, ma ricordo bene che avete fatto tantissime date per il disco. Hai qualche data o qualche ricordo di un live che ti sono rimasti particolarmente impressi?
150 date in 9 mesi! Come a dire che ogni 2 giorni eravamo da qualche parte in Italia a suonare. Abbiamo girato per le penisola in lungo e in largo. Stupendo, tanto stancante ma molto divertente! Sono tante le serate che sono rimaste nel cuore: l’apertura al Foro Italico del concerto degli Skunk Anansie, la festa nel febbraio 1997 in un grande locale milanese (factory) per la nostra 100esima data (vedi immagine), la partecipazione al Festivalbar a Lignano Sabbiadoro, le feste della birra o dell’Unità nella grande provincia Italiana. Dal palco più piccolo a quello più prestigioso davamo il massimo. Per me l’unica cosa frustrante era non riuscire a sentire bene la mia voce nelle spie quando cantavo. Non è come ora che tutti hanno gli ear monitor!
Grazie ancora per la tua gentilezza cara Odette, permettimi di chiudere con una punta di nostalgia parlando dei live, nel senso che, proprio per festeggiare questa ricorrenza, sarebbe stato bello rivedervi su un palco, insieme…
Eh, penso non sia fattibile però….vero, sarebbe davvero bello <3!

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