Inutili complicazioni burocratiche da parte del Comune

Riceviamo e pubblichiamo da Donella Mattesini, candidata al consiglio comunale di Arezzo con il Pd.
“Trulli trulli, chi li ha fatti li trastulli. E’ questo un modo di dire che rappresenta benissimo l’idea e la pratica dell’ultima perla della amministrazione comunale di Arezzo, ossia il regolamento di accesso al “Gioco quando”, servizio ludico-ricreativo rivolto ai bambini che frequentano nidi e scuole per l’infanzia comunali, i cui genitori non possono usufruire di ferie nel mese di luglio.
Quest’anno il Comune ha inserito nel bando novità assurde come ad esempio la gerarchia della priorità stabilita che dà la precedenza ai bambini di 6 anni rispetto a quelli più piccoli. Una scelta insensata tenuto conto del fatto che i bambini di 6 anni hanno la possibilità di frequentare strutture che offrono campi estivi, mentre per i bambini di 3 anni c’è carenza di offerta educativa. A ciò si aggiunge il fatto che in molti campi estivi i minori di 4 anni non vengono accettati, penalizzando così i bambini più piccoli e creando serie difficoltà anche ai genitori che hanno anch’essi bisogno di un servizio per l’estate.
Come se tale scelta insensata non bastasse, il Comune ha ulteriormente complicato l’iter, richiedendo una certificazione del datore di lavoro che attesti che il lavoratore non potrà usufruire delle ferie. Alla faccia della semplificazione! Lo sanno o no al Comune di Arezzo che il Dpr n. 445/2000 (Testo Unico sulla documentazione amministrativa) all’art. 46 prevede l’autocertificazione nei rapporti con la pubblica amministrazione? Tale articolo stabilisce infatti la sostituzione dei certificati cartacei con dichiarazioni firmate. Inoltre la norma stabilisce che le PA non possono più richiedere certificati ai cittadini dal primo gennaio 2012. E’ utile ricordare che il pubblico ufficiale e il funzionario pubblico che non ammettono l’autocertificazione, incorrono nelle sanzioni previste dall’art. 328 del codice penale.
L’obbiettivo di una amministrazione, tanto più di un Comune che è il soggetto istituzionale più vicino ai cittadini, dovrebbe applicare e promuovere la semplificazione, di cui l’autocertificazione è componente importante, in questo caso anche perché sostiene oltre il diritto dei bambini, anche la genitorialità, affinché decidere di fare figli sia una scelta naturale e gioiosa e non un percorso a ostacoli. Se si fanno meno figli, se la denatalità è un problema serio che riguarda il presente ma anche il futuro del Paese, la sua capacità produttiva nonché la qualità della vita delle persone, anche le amministrazioni locali dovrebbero fare la loro parte.
Costringere un lavoratore a coinvolgere il proprio datore di lavoro per accedere a un servizio comunale è una “assurda complicazione” e anche “un inutile lavoro da parte dell’amministrazione” che avrebbe cose ben più importanti di cui occuparsi, come il calo della natalità, le centinaia di giovani che ogni anno se ne vanno da Arezzo perché sentono di non avere prospettive. Una amministrazione seria e che volesse davvero prendersi cura dei propri cittadini, dovrebbe non solo fare annunci, ma sostenere concretamente la genitorialità e il benessere delle famiglie e dei bambini, anziché creare barriere ed ostacoli burocratici. Non ci vuole molto: basta applicare la legge e soprattutto volere il bene dei bambini e delle bambine e di tutta la comunità”.
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