Arnaldi, una faccia alla Coppi e un feeling australiano

Matteo Arnaldi ha la faccia di un italiano in gita. Non è quella di Gino Bartali, però: è di Fausto Coppi. Chi, per ragioni di età, non se la ricorda, la cerchi in rete. Naso affilato, guance incavate, orecchie un po’ a sventola, il ragazzo di Sanremo, 25 anni compiuti a febbraio, del Campionissimo ha anche l’intensità. E infatti ha giocato oggi una delle sue più intense partite contro il numero 8 al mondo Alex de Minaur, australiano di scuola spagnola. Che ha battuto, sotto la pioggia battente di un finale convulso, per 4-6 7-6 6-4 dopo quasi tre ore di tennis davvero godibile.
Per capire chi sia oggi Matteo Arnaldi bisogna tornare a poco più di cinque anni fa, a quando iniziava a frequentare i Future con più ambizione che certezze tecniche. La svolta porta una data, maggio 2021, e un nome, Alessandro Petrone, che è un ex giocatore milanese e poi coach che prende “Arna” con sé nonostante sia soltanto numero 950 del mondo e non abbia disponibilità economiche. Dirà, in seguito, che il suo allievo non mostrava nemmeno “doti tecniche e tattiche eccezionali” ma aveva, in quantità eccezionale, una caratteristica che non si insegna: viveva solo per il tennis. Come l’allora quasi vicino di casa Jannik Sinner, che si allenava a Bordighera.
Da lì comincia una scalata costante e senza strappi: top 500 a settembre 2021, top 200 ad agosto 2022, top 100 a maggio 2023 grazie a una serie di successi primaverili nei Challenger, fino al best ranking di numero 30 al mondo raggiunto il 12 agosto 2024 dopo la prima semifinale in un Masters 1000, a Montreal, persa contro Andrey Rublev, 6-4 6-2. Nel mezzo, una sequenza di prime volte che scandisce la sua maturazione: la prima vittoria contro un top 10, Casper Ruud, allora numero 4 del mondo, battuto sulla terra di Madrid nel 2023 , e gli ottavi agli US Open di quello stesso anno, fermato solo da Carlos Alcaraz. Ma il vertice simbolico resta il pomeriggio del 26 novembre 2023, a Malaga. È il giorno della finale di Coppa Davis, con l’Italia che affronta l’Australia. È Matteo ad aprire la sfida: batte in tre set (7-5 2-6 6-4) Alexei Popyrin e poi lascia che sia Sinner chiudere i conti contro Alex de Minaur. Senza quel primo punto firmato dal sanremese, forse l’Italia non avrebbe alzato la Coppa Davis che ha dato il via al ciclo che ha portato al tris Malaga 2023 e 2024 – Bologna 2025. Da allora l’azzurro ha rivisto l’azzurro con il contagocce: nel 2024 il capitano Volandri lo ha escluso dalla rosa, preferendogli Berrettini per la fase finale, mentre nel 2025 è stato un infortunio a tenerlo fuori squadra. È anche per questo che, nelle interviste recenti, Matteo ripete che il posto in nazionale “va guadagnato”: la Davis è il palcoscenico sul quale ha dimostrato di rendere meglio.
Sul versante personale, dal 2022 al suo fianco c’è Mia Savio, australiana di Melbourne con radici italiane da parte di padre, conosciuta a Perugia mentre lei seguiva un corso d’italiano per stranieri e lui giocava un Challenger. Un colpo di fulmine, dicono, davanti a una pizza. La relazione, ufficializzata a gennaio 2023, ha portato alla convivenza a Montecarlo nel 2024 e al fidanzamento nel settembre 2025. Si sposeranno presto. Un dettaglio aiuta a leggere il legame: poco prima della Davis 2023 era venuto a mancare il padre di Mia e dunque Matteo, dopo aver battuto Popyrin, gli dedicò la vittoria. Da allora Melbourne è diventata la sua seconda casa.
Tutto, alla fine del 2024, sembrava andare per il meglio. Il 2025 s’è rivelato invece l’anno più complicato. Una microfrattura al sesamoide mediale del piede e poi un fastidio alla caviglia hanno condizionato la continuità di allenamento e quell’intensità fisica che Arnaldi indica come la propria “firma” in campo. La classifica si è erosa lentamente: numero 38 a inizio stagione, 66 a fine anno, numero 105 questa primavera, con i tornei di qualificazione ai Masters tornati a essere routine. Sono stati mesi di sconforto e pensieri neri, come Matteo stesso ha ammesso pochi giorni fa a Roma parlando di un periodo in cui ha dovuto solo sperare che il lavoro pagasse. Da oggi è comunque virtuale ATP 96. Al terzo turno degli IBI sfiderà l’enfant prodige Rafael Jodar.
In questo passaggio difficile sono maturate anche le scelte più dolorose, che riguardano lo staff. A fine ottobre scorso, dopo cinque stagioni e un legame umano che resta intatto, Arnaldi e Petrone si sono separati. Il coach milanese, che nel frattempo ha avviato un proprio progetto, lo ha annunciato con un post in cui ricordava il viaggio dai Future al numero 30 del mondo. La prima scelta, Marcel du Coudray , non ha però prodotto i risultati attesi tra lo Slam australiano e l’avvio di stagione sulla terra rossa. E così, alla vigilia del Masters 1000 di Madrid, è arrivato l’innesto di Fabio Colangelo, l’allenatore piemontese che di recente aveva seguito Lorenzo Sonego: due settimane di prova tra la capitale spagnola e il Challenger 175 di Cagliari, con la possibilità di proseguire se il feeling avesse funzionato. Ha funzionato, e in fretta. Domenica scorsa al Sardegna Open Matteo ha alzato il trofeo battendo Hubert Hurkacz 6-4 6-4 in una finale tatticamente impeccabile, con quella lucidità nelle scelte che gli è talvolta mancata e che è la dote riconosciuta da tutti a Colangelo, con il quale collabora anche un altro Matteo, che di cognome fa Civarolo. È con questa nuova chiarezza, e con il piede che finalmente non fa più male, che il sanremese si è presentato oggi sul campo della sfavillante BNL Paribas Arena, contro ovviamente un australiano, de Minaur, e l’ha battuto.
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