Lazio

operazione di dismissione del patrimonio pubblico, non risponde all’emergenza e alimenta rendite speculative”

«Dopo sedici mesi di attesa per il Piano Casa Italia, il Governo presenta un provvedimento che, nei fatti, si configura come un piano di dismissione del patrimonio pubblico finalizzato a fare cassa e sostenere il mercato immobiliare, più che a rispondere al disagio abitativo. Un’operazione che assume sempre più i contorni della propaganda elettorale, fondata su proposte illusorie e prive di efficacia strutturale.

I numeri del disagio abitativo sono chiari: circa 650 mila famiglie attendono l’assegnazione di un alloggio popolare perché non riescono a sostenere un affitto di mercato. L’Italia si colloca tra i Paesi europei con la più bassa dotazione di edilizia pubblica e sociale — meno del 3% — con circa 100 mila alloggi pubblici oggi vuoti, in attesa di risorse per essere riqualificati e riassegnati. Era quindi alta l’attesa per le misure annunciate dal Governo.

Il decreto-legge “Disposizioni urgenti per il Piano Casa” dichiara di voler valorizzare gli interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale, incrementare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili e sostenere gli assegnatari in condizione di morosità incolpevole. Tuttavia, dalla lettura del provvedimento non emerge alcuna misura concreta in grado di realizzare questi obiettivi, né una risposta adeguata all’emergenza abitativa.

Anche la promessa di riqualificare 60 mila alloggi pubblici sfitti entro 12 mesi non trova riscontro nei dati effettivi. Il finanziamento previsto, pari a 970 milioni di euro, è distribuito su quattro anni ed è sufficiente a rendere abitabili meno di 35 mila alloggi. Ancora una volta, quindi, si annunciano numeri che non corrispondono alla reale capacità di intervento.

Parallelamente, il provvedimento introduce la realizzazione di nuovi alloggi destinati alla vendita o con patto di futura vendita, anche attraverso deroghe ai piani urbanistici.

L’articolo 5 prevede inoltre un piano di alienazione degli alloggi pubblici di proprietà dei Comuni e degli ex IACP, destinando i proventi alla riduzione del debito pubblico. Si tratta, nei fatti, di un decreto che punta a fare cassa attraverso la vendita del patrimonio pubblico, presentato come un grande Piano Casa, ma destinato a peggiorare le condizioni sociali delle famiglie.

Ancora una volta, Regioni e Comuni vengono lasciati soli a fronteggiare una domanda crescente di alloggi in affitto a canone sociale. Invece di rafforzare e riqualificare il patrimonio pubblico — condizione indispensabile per rispondere ai nuovi bisogni sociali ed economici — si procede alla sua dismissione, riducendo ulteriormente l’offerta di edilizia sociale e negando di fatto il diritto alla casa a famiglie, giovani, studenti e lavoratori fuori sede.

Il provvedimento contiene inoltre elementi difficilmente comprensibili, come la previsione di un fondo di garanzia per la morosità incolpevole degli inquilini pubblici alimentato da una quota dei canoni versati dagli stessi inquilini. Una misura che dimostra come il Governo non abbia piena consapevolezza della condizione reale del Paese: negli alloggi pubblici oltre il 60% degli assegnatari è costituito da pensionati con redditi bassi, mentre le aziende di gestione registrano un aumento significativo delle morosità, con conseguenti difficoltà nel garantire anche la manutenzione ordinaria del patrimonio.

Nel frattempo, con questi interventi, passa in secondo piano il disegno di legge volto a liberare in tempi rapidi gli alloggi pubblici e privati. Si determina così una evidente contraddizione: mentre gli interventi di recupero e costruzione richiedono tempi lunghi — da uno a quattro anni — gli sfratti vengono eseguiti immediatamente.

Famiglie vengono sfrattate per finita locazione, spesso per consentire alla proprietà di riconvertire gli immobili verso forme più redditizie, come gli affitti brevi. Altre vengono espulse perché non riescono più a sostenere canoni in costante aumento a fronte di salari fermi. Una dinamica che aggrava ulteriormente il disagio abitativo.

Dagli annunci del Governo ci si aspettava ben altro: il rifinanziamento del fondo di sostegno alla locazione, interventi fiscali per rendere sostenibile il mercato degli affitti e favorire l’immissione sul mercato di migliaia di alloggi privati sfitti, una riforma del sistema delle locazioni, una legge quadro sull’edilizia residenziale pubblica e, soprattutto, l’apertura di un confronto con i soggetti portatori di interessi. Un confronto che il Ministro Salvini non ha mai avviato, nonostante le ripetute richieste delle organizzazioni sindacali degli inquilini.

Il Governo, al contrario, continua a destinare risorse a fondi e operatori privati, marginalizzando il ruolo degli enti pubblici, che dispongono invece delle competenze e degli strumenti necessari per realizzare e recuperare alloggi da destinare alla locazione stabile a canone sociale.

Ancora una volta, sull’onda dell’emergenza, si interviene in deroga alla pianificazione urbanistica, si incentivano operazioni immobiliari orientate alla vendita a “prezzi accessibili” e si indebolisce il ruolo pubblico nelle politiche abitative. Le amministrazioni locali, che avrebbero bisogno di risorse per sostenere interventi sociali e garantire il diritto alla casa, vengono lasciate prive di strumenti adeguati, mentre non si attivano politiche efficaci per favorire l’immissione sul mercato dello sfitto privato a lungo termine.

Di fronte a questo quadro, il SUNIA ha avviato iniziative di mobilitazione nazionale per modificare radicalmente il decreto-legge e il disegno di legge. Saranno richiesti incontri alle Commissioni parlamentari, alla Conferenza Stato-Regioni, all’ANCI e a tutti i parlamentari, per illustrare le proposte di modifica e contribuire a costruire risposte reali per il Paese Italia.

Allo stesso tempo, verrà richiesto un incontro alla Presidenza di FEDERCASA, che rappresenta 85 enti gestori del patrimonio pubblico, per comprendere quale prospettiva si intenda garantire al sistema dell’edilizia pubblica e ai lavoratori del settore, anche alla luce delle posizioni espresse dal Presidente di Federcasa, se abbiamo capito bene, che ha manifestato apprezzamento per il provvedimento.

Il Paese ha bisogno di politiche abitative serie, strutturali e orientate al diritto alla casa. Non di operazioni di dismissione del patrimonio pubblico mascherate da Piano Casa».

Lo dichiara Stefano Chiappelli, Segretario generale SUNIA

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