Libano, i cristiani tra Hezbollah e Israele. “Case distrutte dall’esercito di Tel Aviv”
“Oh Yaroun, piccolo grande paese, sei stato ridotto in macerie, polvere e oscurità (…) hanno potuto abbattere i muri delle nostre case, ma non abbatteranno mai la speranza, né la nostra fede nel vederti rinascere come una Fenice”. Maria De Leon Menendez, originaria del Guatemala, ma libanese di adozione, descrive così in uno struggente video il destino di un piccolo centro nel Sud del Libano, che ha dovuto abbandonare assieme al resto della storica comunità cristiana. “Due volte sono scappata, dopo il 7 ottobre e con quest’ultima guerra, il 3 marzo” racconta al telefono al Giornale da Rmeich, un altro villaggio cristiano, dove è sfollata, cinque chilometri più a Nord. “A Yaroun non c’è più nulla. Solo macerie. Gli israeliani hanno demolito le case lungo la strada principale, anche quelle dei cristiani, con i bulldozer e della Chiesa di san Giorgio che ha 200 anni sono rimaste in piedi solo due pareti laterali” racconta Maria cercando di fermare le lacrime.
Le foto satellitari parlano chiaro: il villaggio è raso al suolo, al posto delle abitazioni si vedono solo cumuli di macerie. Quella grande e bella di Maria è uno scheletro annerito dalle fiamme. Gli israeliani minimizzano i danni alla chiesa e si giustificano per il resto accusando Hezbollah di avere usato il villaggio a soli due chilometri dallo Stato ebraico, come trampolino di lancio per gli attacchi. “A Yaroun vivevano anche musulmani, sciiti, e per il 90% appoggiavano il partito di Allah nascondendo le armi nelle case – ammette la cristiana sopravvissuta – Dal 2023, però, erano rimasti solo i combattenti sciiti che sono stati tutti uccisi. Abbiamo deciso di tornare, 12 famiglie cristiane, nel marzo dello scorso anno e adesso non c’era più nessuno. Non vogliamo Hezbollah che combatte per l’Iran ed è una causa dei mali del Libano, ma Israele ha punito anche noi abbattendo le case dei cristiani”.
I militari hanno fatto evacuare e raso al suolo una ventina di villaggi, anche cristiani, per creare una zona cuscinetto nel Sud del Libano. Ieri sono scattati altri ordini di evacuazione forzata della popolazione. I giannizzeri sciiti di Teheran continuano ad attaccare le forze israeliane sotto la “linea gialla”, che coincide con il fiume Litani. E gli israeliani non smettono di bombardare utilizzando la stessa tattica adottata a Gaza per estirpare postazioni nascoste fra le case e tunnel dove sono nascosti razzi e uomini del corpo speciale Radwan di Hezbollah. Le forze d’invasione sono in difficoltà di fronte ai nuovi droni guidati dalla fibra ottica. “Siamo fra due fuochi – spiega Maria che spera nella protezione internazionale in Italia – avevo lasciato il Guatemala a causa del crimine organizzato e mi ritrovo, con due figli, in mezzo ad una guerra dove ho perso tutto”. Gli israeliani promettono compensazioni entro due settimane, “ma non ci hanno fatto prendere neanche l’album delle foto di famiglia, i ricordi, prima di usare i bulldozer”.
Ieri
il Consiglio dei Vescovi greco-cattolici melchiti del Libano ha esortato il governo di Beirut e l’Onu a proteggere le proprietà dei civili e le istituzioni religiose citando la distruzione totale del villaggio di Yaroun.
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