Umbria

Regione, battaglia legale sulla procedura di nomina di un dirigente

di Daniele Bovi

È finita al centro di una battaglia legale la procedura per l’individuazione del dirigente dell’area giuridica che, in Regione, dovrebbe occuparsi di gare e contratti. Con una sentenza depositata nelle scorse ore il Tar dell’Umbria ha infatti annullato, limitatamente alla parte oggetto del ricorso, il Piao, il Piano integrato di attività e organizzazione che, tra le altre cose, si occupa anche del reclutamento del personale. Al centro della vicenda la scelta di Palazzo Donini di procedere, per l’assunzione, non con lo scorrimento con la graduatoria bensì con una selezione o con la mobilità da altri enti. La magistratura amministrativa ha però stabilito che non è sufficiente, per la Regione, richiamare genericamente una revisione degli atti di pianificazione per giustificare lo stop a un’assunzione già avviata tramite scorrimento: per farlo servono motivazioni solide.

Il caso L’azione legale è stata promossa da una funzionaria di un altro ente, difesa dall’avvocato Francesco Augusto De Matteis, che risultava prima degli idonei in una graduatoria concorsuale per il profilo di dirigente giuridico amministrativo. Il ricorso puntava a contestare le decisioni con cui l’amministrazione regionale aveva interrotto la procedura di scorrimento della graduatoria per coprire il posto, scegliendo invece di ricorrere a selezioni a tempo determinato o alla mobilità da altri enti. La funzionaria si trova attualmente coinvolta in una vicenda penale riguardante un reato contro la pubblica amministrazione, per la quale è stata emessa una condanna in secondo grado con pena sospesa dopo una precedente assoluzione; in attesa del giudizio della Cassazione, la natura della contestazione non è comunque ostativa ai fini della procedura.

Nessuna motivazione I giudici del tribunale amministrativo hanno rilevato nel comportamento della Regione una «carenza assoluta» di motivazione. L’amministrazione ha giustificato il blocco dell’assunzione facendo rinvio esclusivamente alla revisione generale del Piao per gli anni 2026-2028. Per il Tar questo semplice richiamo agli atti di pianificazione non permette di comprendere le ragioni specifiche per cui si è deciso di non procedere con l’ingresso in servizio della candidata idonea. La sentenza chiarisce che l’avvio di uno scorrimento di graduatoria crea in capo al lavoratore un interesse che deve essere tutelato attraverso atti trasparenti e analisi puntuali.

Servono spiegazioni Secondo quanto stabilito dai magistrati, la Regione ha sì, come logico, il potere di organizzare i propri uffici e di rivedere i fabbisogni di personale, ma ha l’obbligo di spiegare in modo analitico perché preferisce metodi di reclutamento alternativi rispetto all’utilizzo di graduatorie già esistenti e valide. Il deficit riscontrato riguarda proprio l’assenza di spiegazioni sulle circostanze effettive che hanno portato alla chiusura dell’iter; questa mancanza di una istruttoria completa, sostiene il Tar, impedisce di verificare la legittimità della scelta organizzativa compiuta dall’ente.

Atti annullati Con l’accoglimento del ricorso la magistratura amministrativa ha dunque annullato i provvedimenti impugnati, limitatamente agli interessi della ricorrente. La Regione dovrà ora riesaminare la pratica e adottare un nuovo provvedimento che dia conto delle ragioni che impedirebbero eventualmente l’assunzione. Un nuovo atto che dovrà basarsi sulla documentazione già presente nei fascicoli, evidenziando in modo chiaro i motivi tecnici o organizzativi alla base della scelta.

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