Maternità in Umbria: la regione perde tre posizioni e scende al settimo posto nazionale

Lavoro, salute e violenza. È il peggioramento di questi tre indicatori che ha portato l’Umbria a perdere tre posizioni, passando al settimo posto della classifica contenuta nell’undicesimo rapporto di Save The Children «Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026». Lo studio, elaborato in collaborazione con l’Istat, propone anche quest’anno il Mothers’ Index regionale, un indice che misura la condizione delle madri attraverso sette ambiti differenti: demografia, lavoro, rappresentanza, salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza.
I dati I numeri per l’Umbria restituiscono un quadro di flessione in diversi settori chiave. Nella dimensione del lavoro la regione si ferma al quattordicesimo posto, risentendo di un aumento delle donne occupate con contratti a termine da almeno cinque anni, passate dal 18 per cento al 20,7 per cento. In parallelo cresce il numero delle dimissioni rassegnate da madri con figli tra zero e tre anni, che salgono da 5,15 a 7,41 ogni mille lavoratrici. Sul fronte della salute l’Umbria scivola dalla terza all’ottava posizione a causa dell’incremento della mortalità infantile nel primo anno di vita, dato che è passato da 1,83 a 2,94. Un calo marcato si registra anche nell’ambito della violenza, dove la regione perde sei posizioni attestandosi al dodicesimo posto per disponibilità di centri antiviolenza e case rifugio.
Demografia e soddisfazione personale Le difficoltà riguardano anche la demografia, ambito in cui il territorio scende dal sedicesimo al diciottesimo posto. Esistono però dei settori in cui la regione mantiene una tenuta o buoni piazzamenti. Nella dimensione della soddisfazione soggettiva espressa dalle donne l’Umbria si colloca su livelli medio-alti raggiungendo il quarto posto nazionale. Per quanto riguarda i servizi l’Umbria mantiene la quindicesima posizione, un dato che rimane invariato rispetto alle ultime tre edizioni del rapporto. La rappresentanza politica femminile mostra invece un miglioramento generale in linea con la tendenza nazionale.
L’Italia A livello complessivo l’Italia registra un lieve peggioramento rispetto al biennio precedente. L’indice nazionale scende a quota 101,460, un calo dovuto principalmente alla crisi demografica, alle difficoltà del mercato del lavoro e ai dati sulla salute, con la mortalità infantile media salita da 2,52 a 2,61 ogni mille nati vivi. In questo contesto l’Emilia Romagna conquista il primato di regione più attenta alle esigenze delle madri superando la Provincia Autonoma di Bolzano, che resta comunque in cima alle classifiche per offerta di consultori e soddisfazione delle cittadine. In coda alla graduatoria nazionale si posiziona la Sicilia.
Peggioramento Dai numeri emerge poi per la prima volta un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni, con una flessione di quasi dieci punti nell’ultimo anno. Al contrario si nota un rafforzamento generale dei servizi, in particolare per quanto riguarda l’offerta per la prima infanzia, il tempo pieno e le mense scolastiche. La protezione delle donne rimane invece l’ambito con le differenze territoriali più profonde, con il Friuli-Venezia Giulia che si conferma al primo posto per la rete di supporto e assistenza contro la violenza.
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