Cultura

Tori Amos – In Times Of Dragons

Tori Amos si è già cimentata con diversi concept album, dalla serie di cover che andava a comporre “Strange Little Girls” a “American Dolls Posse” al romanzo sonoro “Scarlet’s Walk”  che raccontava gli Stati Uniti  post undici settembre o “Night Of Hunters” che rileggeva brani di compositori classici per raccontare la storia di una caduta e rinascita sentimentale.

Credit: Kasia Wozniak

“In Times Of Dragons” torna a intrecciare i temi dell’America contemporanea in crisi di valori con la fuga di una donna dal marito sadico, narcisista, tecnocrate milionario (il Lizard Demon) verso il sud degli Stati Uniti in un viaggio che diventa lotta contro la dittatura in cui la protagonista incontra diversi personaggi con cui, a causa di quella relazione tossica che l’aveva reclusa in una torre d’avorio, aveva perso i contatti.

Matt Chamberlain alla batteria, Jon Evans al basso, il marito Mark Hawley e la figlia Natasha Hawley tornano ad affiancare Tori in un disco che musicalmente ripercorre buona parte degli stili sperimentati nella sua affascinante carriera. C’è la pianista verace e diretta, femminista dai toni apertamente politici di “Shush” e della title track, ci sono le melodie agili e inconfondibili di “Provincetown”.

Sorprende positivamente l’elettronica che fa capolino nell’arrangiamento intenso di “St. Teresa”, ben bilanciata da ballate dall’impianto più rock come “Gasoline Girls” e dal vaudeville di “Fanny Faudrey”. Ecco equilibrio è la parola chiave di “In Times Of Dragons”, quello musicale raggiunto in brani come “Veins” che svela segreti di famiglia inconfessabili e in una bella ballata come “Strawberry Moon”.

La drammatica “Song of Sorrow” apre la seconda parte dell’album mantenendo alta l’intensità, una seconda parte ben più dark della prima con l’orchestrale “Flood”, il rock di “Pyrite”, la ritmata e melodica “Tempest”,  l’amara eleganza di “Angelshark”, le intense armonie di “Blue Lotus” in cui  Tori suona anche l’harpsichord, la cadenzata “Stronger Together” che su un sottofondo di sintetizzatori segna l’incontro e il perdono tra la protagonista e la figlia (The Daughter).

Tori Amos dà vita a un racconto teatrale chiuso magistralmente dai sei minuti di “23 Peaks”  che tra fantasy e distopia lancia uno sguardo attento, molto attento all’attualità come rivela l’inclusione all’ultimo minuto di “Ode To Minnesota” scritta dopo le morti di Renée Good e Alex Pretti e unisce la sua voce alla lotta per la democrazia in un disco incisivo, raffinato, curato nei testi e decisamente coinvolgente.


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