Crotone, inchiesta “Teorema”: resta in carcere l’ex vicepresidente della Provincia Fabio Manica

Il Tribunale del riesame di Catanzaro ha confermato le misure cautelari alle quali sono sottoposte tre delle persone coinvolte nell’indagine della Procura della Repubblica di Crotone denominata Teorema su un presunto giro di appalti pilotati assegnati dalla Provincia di Crotone a imprese e professionisti «amici». Restano in carcere, pertanto, l’ex vicepresidente della Provincia Fabio Manica, il suo braccio destro Giacomo Combariati e il divieto di dimora nel territorio provinciale per Francesco Manica, avvocato fratello dell’esponente politico.
Le motivazioni del Tribunale e la strategia della difesa
I giudici hanno rigettato la richiesta di revoca delle misure cautelari, che era stata avanzata dai difensori dei tre indagati, emessa lo scorso 17 aprile dal gip di Crotone Assunta Palumbo che ha ritenuto fondata l’ipotesi degli inquirenti sull’esistenza di una associazione per delinquere finalizzata a una serie di reati contro la pubblica amministrazione. Sia gli avvocati di Fabio Manica (Roberto Coscia e Francesco Gambardella) che quelli di Francesco Manica (Gianluca Marino e Vincenzo Cardone) e di Giacomo Combariati (Domenico Rizzuto) avevano chiesto l’annullamento delle misure cautelari. Secondo la difesa, sarebbero infatti venuti meno sia il pericolo di inquinamento delle prove che della reiterazione del reato, soprattutto alla luce del fatto che Fabio Manica si è dimesso da tutte le cariche: vicepresidente della Provincia, consigliere comunale e coordinatore cittadino di Forza Italia. Martedì prossimo, invece, sarà discussa la posizione di Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, altri due indagati sottoposti agli arresti domiciliari.
La struttura dell’associazione e il sistema delle “tangenti di ritorno”
Secondo quanto sostengono gli inquirenti, al vertice dell’associazione ci sarebbe stato Fabio Manica che, insieme a liberi professionisti (ingegneri, architetti e commercialisti), imprenditori e alcuni congiunti, avrebbe pilotato appalti della Provincia in cambio di denaro. Per questo sono accusati, a vario titolo, di corruzione, frode in pubbliche forniture, truffa e falso.
Il meccanismo escogitato dal sodalizio — secondo quanto emerso dalle indagini delle fiamme gialle — prevedeva che Manica e i suoi collaboratori decidessero a tavolino a chi affidare gli appalti, tutti per importi sotto soglia e quindi a affidamento diretto. Successivamente, il denaro incassato per i lavori veniva parzialmente girato sul conto di una società, la Sinergyplus srl, intestata a Combariati ma di fatto gestita da Manica. Da lì, infine, il denaro sarebbe transitato sui conti personali dei sodali. Un meccanismo che gli inquirenti hanno ribattezzato «tangente di ritorno».
Opere coinvolte, profitti illeciti e sequestri
Gli appalti pilotati verso i professionisti crotonesi hanno riguardato lavori negli istituti scolastici superiori Lucifero, Pitagora, Gravina, Filolao, oltre a interventi presso i comuni di Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina. Gli inquirenti hanno quantificato che Manica, in 36 mesi di attività illecita, avrebbe incassato oltre 103 mila euro.
Inoltre, si ipotizza che il vice presidente della Provincia utilizzasse il denaro per viaggi in settimana bianca, l’acquisto di un’autovettura BMW, vestiti, polizze assicurative e spese personali. Per questo motivo, le fiamme gialle hanno eseguito il sequestro preventivo di conti correnti, auto, beni aziendali e quote di cinque società (di cui due con sede in Emilia Romagna), immobili e giacenze bancarie per un valore complessivo di 400.000 euro.
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