Shepard Fairey, in arte “Obey” approda a Napoli
Napoli, dall’anteprima del 5 maggio all’apertura ufficiale: Shepard Fairey porta nel cuore della città “Power to the peaceful”, un viaggio tra propaganda, giustizia sociale e impegno collettivo.
Lungo Via Toledo tira un’aria diversa , improntata al cambiamento, e come strumento affinché quest’ultimo avvenga viene utilizzata l’arte urbana. Lo si è percepito chiaramente ieri sera, 5 maggio, durante l’affollata anteprima della mostra “OBEY: Power to the peaceful”. Tra i saloni delle Gallerie d’Italia , a Napoli, il pubblico ha potuto assaporare in anteprima l’impatto visivo di uno degli artisti più influenti del pianeta: Shepard Fairey, in arte OBEY. L’evento di ieri ha dato ufficialmente il via a quello che si preannuncia come l’appuntamento culturale dell’estate napoletana, visitabile da oggi fino al 6 settembre 2026.
L’esposizione, curata da Giuseppe Pizzuto e realizzata in collaborazione con la galleria Wunderkammern, non è solo una rassegna di opere, ma un vero e proprio manifesto politico e sociale. Il titolo, “Power to the peaceful”, suona come una sfida gentile ma fermissima in un’epoca di conflitti globali: l’idea che la pace non sia un’assenza di azione, bensì una scelta attiva e coraggiosa.
DALLO SKATE AL MUSEO: L’EVOLUZIONE DI UN MITO
Nato tra la polvere delle rampe da skate e l’underground degli anni Novanta, Shepard Fairey ha saputo trasformare la grafica di strada in un linguaggio universale. Il suo stile, che i visitatori possono ammirare attraverso oltre cento opere (tra pezzi unici, serigrafie e lavori su supporti non convenzionali), è un mix potente e audace. OBEY attinge a piene mani dalle avanguardie del Novecento, rubando la forza visiva del Futurismo e il rigore del Costruttivismo russo per ribaltarne il senso: laddove la propaganda classica cercava l’obbedienza, Fairey cerca il risveglio critico.
UN PERCORSO TRA POTERE E COMUNITÀ
Il percorso espositivo si snoda attraverso i temi cari all’artista: il rapporto ambiguo tra potere e comunicazione, la costruzione del consenso mediatico e le lotte per l’ambiente. Napoli, con le sue contraddizioni e la sua vitalità viscerale, si conferma il palcoscenico ideale. Come emerso dai commenti dei primi visitatori durante il vernissage di ieri, le opere di OBEY sembrano dialogare perfettamente con lo spirito della città, un luogo dove l’arte è da sempre uno strumento di resistenza e voce del popolo.
Non mancano i celebri HPM (Hand Finished Prints), opere che mantengono l’immediatezza del poster stradale ma elevano il dettaglio tecnico a un livello museale. Ogni pezzo in mostra invita a una riflessione profonda sulla nostra responsabilità individuale. In un mondo che corre veloce, la mostra alle Gallerie d’Italia ci chiede di fermarci a guardare, capire e, finalmente, agire. La pace, ci suggerisce OBEY, è il potere più grande che abbiamo. E da oggi, a Napoli, ha una nuova casa.
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