«Scarceratelo, non è lui l’ideatore del delitto»

I difensori di Taha Bennani, uno dei due giovani (l’altro è Badre Rouaji) accusati dell’omicidio di Lorenzo Cristea, il 20enne di Trebaseleghe accusa di aver ucciso il giovane a coltellate la mattina del 4 maggio 2025 in via Pagnana a Castelfranco, non lontano dal parcheggio della discoteca “Baita al Lago”, passano all’attacco. Gli avvocati Fabio Targa e Paola Miotti hanno presentato oggi appello al Tribunale del Riesame di Venezia perché venga annullata la ordinanza della Corte d’Assise di Treviso che il 20 aprile scorso aveva negato al 22enne gli arresti domiciliari. Indicando in Badr Rouaji, 19enne che al contrario di Bennani ha ottenuto la scarcerazione e il trasferimento agli arresti preso la propria abitazione di Montebelluna, il presunto vero responsabile, o quantomeno l’ideatore, della tragedia costata la vita a Cristea.
Nel loro ricorso gli avvocati Targa e Miotti, prefigurando una disparità di trattamento nell’adozione delle misure cautelari, ripropongono le stesse motivazioni scritte nella precedente richiesta di domiciliari, inoltrata al gup Piera De Stafani – che era stato il giudice che aveva rinviato a giudizio i due ragazzi di origine marocchina accusati di omicidio volontario, tentato omicidio, lesioni personali gravissime e, il solo Taha, di porto d’armi illegittimo – che a sua volta l’aveva trasmessa alla Corte d’Assise che comincerà a discutere il caso il prossimo 11 giugno. Nel ragionamento dei legali la giovanissima età dell’imputato, la sua incensuratezza, il suo inserimento sociale e lavorativo in Italia, e il comportamento carcerario del ragazzo, che durante gli oltre 11 mesi trascorsi all’interno dell’istituto penitenziario di Santa Bona ha continuato a lavorare e “non ha tenuto alcuna condotta in violazione delle regole”, deporrebbero a favore di Bennani, che non sarebbe conosciuto come soggetto pericoloso e incline a condotte aggressive da parte del personale del locale. Nel suo telefonino inoltre non sono state trovati messaggi o chiamata che presentassero elementi significativi in ordine alla ideazione del delitto, cosa che invece invece non si può dire per Rouaji, che avrebbe contatto un conoscente via whatsapp chiedendogli di portare “un ferro” (un coltello o, si ipotizza, addirittura una pistola) Targa e Miotti, sul punto, sono ancora più specifici. “In nessuna considerazione (dell’ordinanza della Corte d’Assise, nd.r.) sono stati tenuti rilevantissimi elementi di indagine, sopraggiunti all’adozione del provvedimento iniziale di custodia cautelare, quali, ad esempio, la circostanza che dai dati estrapolati dal telefono del coimputato Rouaji emerge come fosse stato costui e non l’appellante a richiedere a qualcheduno di portare sul luogo un’arma”. Il passaggio fa riferimento al ragionamento espresso dalla Corte d’Assise secondo cui “non essendo stata svolta attività istruttoria, la Corte non dispone di elementi per apprezzare le deduzioni difensive relative alla condotta tenuta dall’imputato prima, durante e dopo i fatti contestati”.
Si annuncia insomma una vera e propria battaglia con la difesa di Rouaji (rappresentata dall’avvocato Fabio Crea) non soltanto sull’effettivo possesso del coltello con cui Lorenzo Cristea sarebbe stato centrato ma, a questo punto, sulla responsabilità materiale del delitto.
Sul manico della lama con cui è stato ucciso Cristea era stato isolato un profilo genotipico maschile riconducibile a Taha Bennani, identificato grazie al tampone salivare effettuato dopo l’arresto. Di Bennani sono state individuate altre due tracce: una ematica in prossimità del perno di apertura della lama e una traccia mista di Dna nella parte zigrinata dell’impugnatura, in questo caso priva di sangue. Lungo la linea di mezzo del coltello, sarebbe stato trovato un profilo genotipico misto, risultato compatibile sia con la vittima, Lorenzo Cristea, sia con Badr Rouaji, oltre a tracce biologiche, prevalentemente sangue, appartenenti ad altri tre giovani coinvolti nella rissa e rimasti feriti.
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