Melfi, Stellantis, persi 2500 posti di lavoro
Crisi allo stabilimento Stellantis di Melfi: 2.500 lavoratori in meno dal 2021 e nuove 1.000 uscite volontarie. Progetto Civico Basilicata denuncia il declino industriale e chiede interventi urgenti su lavoro e futuro del territorio
Dopo la notizia dell’intesa per l’ondata di esodo incentivato volontario (da 425 uscite) nello stabilimento Stellantis di Melfi (unito alla conferma dell’arrivo del quinto modello), Progetto Civico Basilicata scrive in una nota che «la situazione ha superato ogni soglia di tollerabilità. Le ulteriori quasi 500 “uscite volontarie”, che portano il totale recente a circa 1.000, segnano un punto di svolta drammatico. Tuttavia – continua la nota – guardando al quadro complessivo, il dato è ancora più inquietante: dal 2021 ad oggi, circa 2.500 lavoratori hanno lasciato il sito lucano, riducendo la forza lavoro dai 7.000 addetti iniziali ai poco più di 4.500 attuali. Senza contare le emorragie legate all’indotto di primo e secondo livello del sito. Siamo di fronte a un progressivo e brutale indebolimento del più importante presidio industriale della Basilicata e dell’intero Mezzogiorno».
CRISI STELLANTIS A MELFI, PERSI DAL 2021 OLTRE 2500 POSTI DI LAVORO
Secondo Progetto Civico dietro l’etichetta delle uscite volontarie si nasconde una realtà «molto più dura: perdita sistematica di posti di lavoro, fuga di competenze, contrazione delle prospettive industriali. Un declino che dal 2021 ha visto svanire oltre un terzo dell’occupazione diretta, reso ancora più grave dall’assenza di una reazione politica all’altezza della situazione».
La Basilicata «paga una stagione di mancanza di visione e di totale vuoto di strategia industriale». E mentre il territorio «si indebolisce, i giovani se ne vanno e le competenze accumulate negli anni vengono disperse».
LA DENUNCIA DI PROGETTO CIVICO BASILICATA
Ma che fine fanno i lavoratori che escono? «C’è un dato – si legge nella nota – che nessuno discute abbastanza: il destino dei 2.500 fuoriusciti dell’ultimo quinquennio. Non ci sono analisi pubbliche che certifichino in quanti restano in Basilicata, quanti trovano un nuovo impiego stabile, quanti emigrano, che tipo di ricollocazione avviene davvero, quante professionalità vengono perse per sempre.
Questo silenzio sui dati rende impossibile valutare pienamente la portata della crisi».
STELLANTIS MELFI, DOVE FINISCONO I LAVORATORI IN USCITA?
Il problema non è solo quante persone escono oggi: «Il problema è dove sono andate le migliaia che sono già uscite, cosa hanno perso e cosa il territorio non recupera più. Ed è qui che la politica deve intervenire con forza, pretendendo informazioni chiare e strumenti pubblici reali di supporto ai lavoratori».
«Non possiamo più far finta di nulla – dichiarano i coordinatori provinciali Grippa e Rubino – le mille uscite registrate recentemente, sommate alle altre 1.500 degli anni precedenti sono il sintomo di un processo di ridimensionamento che, se non affrontato con serietà, rischia di produrre conseguenze irreversibili. Il territorio ha perso 2.500 lavoratori qualificati in pochi anni e nessuno spiega cosa accade loro una volta usciti. Servono politiche attive del lavoro robuste, oggi poco consistenti»
D’ANDREA, PROGETTO CIVICO, «BISOGNA CAPIRE DOVE SONO FINITI QUESTI LAVORATORI»
«Il problema è molto più profondo di quanto si voglia far credere», aggiunge Federica D’Andrea, coordinatrice regionale di Progetto Civico, «non si tratta solo del numero delle uscite attuali, ma dell’impatto cumulativo sul futuro sociale, economico e demografico della Basilicata. Bisogna capire dove sono finiti questi lavoratori, se restano o se sono stati costretti a emigrare. Solo conoscendo la realtà di questi 2.500 percorsi interrotti si possono costruire strumenti efficaci di tutela e di rilancio».
STELLANTIS A MELFI, CARTINA DI TORNASOLE DEL FUTURO ECONOMICO DELLA BASILICATA
Il caso di Melfi è la cartina di tornasole del futuro della Basilicata. «Scegliere il silenzio o l’inazione davanti a un simile svuotamento significa accettare l’erosione costante del territorio, mentre servirebbero risposte, decisioni e una strategia chiara. Non c’è più spazio per le narrazioni rassicuranti. C’è bisogno di verità, di coraggio e di responsabilità».
Più in generale, di Melfi e del futuro dei lavoratori ha parlato ieri ai microfoni di Telenorba.it, in un servizio di Alessandro Boccia, Monsignor Ciro Fanelli, vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa. «È importantissimo che la politica e le istituzioni e si sensibilizzino su questo problema che sta a Melfi ma che riguarda l’Italia, non solo la Basilicata, perché l’occupazione è vitalità di un territorio», è l’appello del prelato ai decisori politici. Il rischio da evitare, per Monsignor Fanelli, è quello di un «crollo sociale, un grande terremoto economico per la Basilicata e per le regioni confinanti».
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