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>>>ANSA/Cipro lancia l’allarme sull’estate, dalla guerra impatto sul turismo – Altre news

(di Michele Esposito)
L’impatto della guerra in Medio
Oriente sul turismo c’è stato, il perseverare dell’incertezza
sulla sua fine potrebbe peggiorarlo. E’ passata una manciata
d’ore dalla fine del vertice informale Ue di Cipro quando, dal
governo di Nicosia, giunge un avvertimento che vale certamente
per l’isola del Mediterraneo, ma anche per altri Paesi europei.

   
L’allarme sul jet fuel infatti non è ancora rientrato e la
navigazione sullo Stretto di Hormuz resta avvolta nella nebbia,
lasciando intatti i punti interrogativi sulla fornitura di gas e
petrolio all’Europa. Il dossier tornerà centrale martedì
prossimo, al Consiglio informale dei ministri dei Trasporti che
si svolgerà proprio a Cipro. Ma, nel frattempo, Nicosia ha già
dovuto rivedere le stime sul turismo per il 2026.

   
Per l’isola di Afrodite quello del caos carburante è forse
il problema minore. Cipro dista poco più di 260 chilometri dal
Libano, è molto più vicina al Medio Oriente in fiamme che
all’Europa continentale. Non solo, nelle prime battute della
guerra l’Iran ha lanciato i suoi droni Shahed verso le basi
britanniche nel Paese. Il tonfo sui numeri degli arrivi è stato
immediato: -30,7% nel mese di marzo rispetto all’anno
precedente. In numeri assoluti oltre 60mila turisti in meno.

   
“veniamo da tre anni in cui il comparto è costantemente
cresciuto, registrando un +40%. Ora siamo preoccupati ma abbiamo
ancora fiducia nei prossimi mesi, la situazione può essere
recuperata”, ha spiegato all’ANSA il ministro del Turismo Koumis
ricordando come il settore “guidi l’economia cipriota” occupando
il 20% circa del Pil nazionale.

   
La tradizione turistica dell’isola è ormai secolare,
sebbene non priva di shock. Basti pensare a caso di Varosha,
fino all’agosto del 1974 considerata la Saint Tropez del
Mediterraneo Orientale, con i suoi grandi alberghi che
ospitavano celebrità internazionali. Nell’estate di 32 anni fa,
tuttavia, Varosha fu coinvolta nell’invasione turca del Nord. I
residenti di origine greca fuggirono in massa al Sud,
abbandonando tutto. Oggi la località è una ghost town, visitata
da decine di curiosi, alla periferia di Famagosta, nella parte
turca di Cipro. Nel 2022 la guerra di Vladimir Putin ha sferrato
un altro colpo all’industria del turismo locale, essendo Cipro
una destinazione privilegiata di russi e ucraini. “Ma abbiamo
diversificato il mercato, bilanciando le perdite e migliorando
il trend”, ha ricordato il ministro. Questa volta, l’impatto del
conflitto ha nelle ultime settimane azzerato gli arrivi dalla
vicina Israele (ma i voli da Tel Aviv e Haifa sono stati di
recente ripristinati), e ha influenzato anche gli arrivi
dall’Europa. “Voglio essere chiaro, Cipro è una destinazione
sicura, abbiamo appena ospitato il summit Ue. Noi siamo un
pilastro di stabilità. Non siamo parte del conflitto, non siamo
parte del problema” in Medio Oriente”, ha rimarcato Koumis.

   
Sulla base delle rivelazioni delle prossime settimane, il
pressing sull’Ue potrebbe aumentare. L’Italia, ad esempio, ha
chiesto l’istituzione di un fondo ad hoc per il turismo per
aiutare il settore nelle emergenze. Bruxelles, finora, si è
mossa innanzitutto per arginare la crisi dei prezzi
dell’energia. Gestire il comparto turistico, in questo momento,
pone per la Commissione anche un altro problema. “L’impatto del
conflitto non è stato lo stesso per i Paesi Ue”, ha spiegato
Koumis. Il rischio di aumentare le disparità interne ai 27 c’è
anche su questo fronte.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA


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