Veneto

Commemorato il Genocidio Armeno a 111 anni dai tragici fatti avvenuti in Anatolia

Si è svolta oggi 24 aprile a Padova la commemorazione per l’anniversario numero 111 del Genocidio Armeno. Un incontro molto partecipato che si ripete nella città del Santo ogni anno, impreziosito dal discorso del vicesindaco Antonio Bressa. Presenti anche esponenti della comunità armena e del rappresentanti dei Padri Mechitaristi dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia.

«Essere riuniti oggi per ricordare il genocidio del popolo armeno – ha detto Bressa – assume, nel contesto attuale, un valore che va oltre la doverosa commemorazione di un tragico evento avvenuto in Anatolia agli inizi del Novecento. È anche un momento di riflessione su come, a distanza di oltre un secolo, il mondo continui purtroppo a confrontarsi con violenze e massacri che si pensavano relegati al passato. All’epoca, il popolo armeno fu vittima di persecuzioni sistematiche da parte del governo ottomano, in un clima di profonda instabilità politica e di nazionalismi esasperati, orientati alla costruzione di uno Stato etnicamente omogeneo. Si trattò di un crimine contro l’umanità che Papa Giovanni Paolo II definì come il primo genocidio del ventesimo secolo, e che ancora oggi incontra resistenze nel suo pieno riconoscimento da parte delle autorità turche».

Il vicesindaco Antonio Bressa durante il suo discorso

Antonio Bressa ha poi ricostruito la storia della tragedia evidenziando la data nella quale il tema del Genocidio Armeno è entrato nel cuore delle coscienze. «Per lungo tempo, anche a causa di equilibri internazionali complessi, questa tragedia è rimasta ai margini della coscienza collettiva. Solo nel 1973 una commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ne ha sancito ufficialmente la natura di sterminio. Le vittime furono circa un milione e mezzo; i sopravvissuti, segnati da violenze, fame e malattie, furono costretti a disperdersi nel mondo, spesso senza più poter fare ritorno nei luoghi d’origine. Le radici di quella tragedia, nazionalismo radicale, discriminazione etnica, interessi politici, sono elementi che, purtroppo, non appartengono solo al passato. E tuttavia non possiamo rassegnarci all’idea che la violenza sia inevitabile. Non deve esserlo. Questa consapevolezza vale per il genocidio degli armeni, così come per la Shoah e per le molte tragedie che hanno segnato il Novecento, ma anche per i conflitti e le sofferenze che, ancora oggi, colpiscono popolazioni in diverse aree del mondo. Memoria e conoscenza rappresentano strumenti essenziali. Non solo come omaggio alle vittime e a chi ha dovuto abbandonare la propria terra, ma anche come fondamento per comprendere quanto la guerra e la violenza siano strade prive di senso per la risoluzione delle controversie tra popoli».

Il pensiero del vicesindaco è poi proseguito: «I padri costituenti della nostra Repubblica, segnati dalle devastazioni del secondo conflitto mondiale, seppero trasformare quell’esperienza in un progetto politico fondato sulla pace, sulla libertà e sulla democrazia. Pochi anni dopo, figure come Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer contribuirono a dare forma all’idea di un’Europa unita, fondata sul dialogo e sulla cooperazione tra Stati. Questo progetto ha garantito decenni di pace nel nostro continente, ma oggi appare esposto a nuove tensioni: il riemergere di nazionalismi e visioni chiuse rischia di incrinare quei valori che hanno reso possibile la convivenza pacifica. Particolarmente rilevante è il rapporto delle nuove generazioni con questi eventi. Accanto a molti giovani che, anche grazie all’impegno delle istituzioni e delle scuole, si avvicinano con interesse e partecipazione alla memoria storica, vi è il rischio che altri percepiscano queste vicende come lontane e prive di attualità. Se questa distanza dovesse ampliarsi, potremmo perdere quella consapevolezza indispensabile per riconoscere e contrastare i segnali di nuove derive. Per questo, occasioni come quella odierna non rappresentano meri momenti formali, ma autentiche opportunità di riflessione condivisa, che dobbiamo preservare con responsabilità».


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