Boom di casi (+1.200%): allarme Kratom negli Usa, cos’è è perché sta esplodendo
È un composto derivato da una pianta con proprietà psicoattive. Se assunto ad alte dosi può produrre effetti simili a quelli degli oppioidi. Si chiama kratom la nuova sostanza che preoccupa sempre di più medici e autorità sanitarie negli Stati Uniti. Il suo utilizzo è esploso, secondo un nuovo studio pubblicato su Addiction, che rileva una crescita fino a 65 volte in poco più di un decennio dei casi arrivati all’attenzione dei centri antiveleni statunitensi: dalle 19 segnalazioni del 2010 alle 1.242 del 2023.
Nello stesso arco di tempo sono aumentati anche i casi con esiti medici gravi, passati da zero nel 2010 a 158 nel 2023. L’allarme è confermato anche dai dati più recenti dei Centers for Disease Control and Prevention: in un report pubblicato a marzo 2026, il CDC ha calcolato che le segnalazioni ai poison centers legate al kratom sono aumentate di circa il 1.200% tra il 2015 e il 2025, passando da 258 a 3.434 casi, con un picco proprio nel 2025. I casi che coinvolgono l’assunzione insieme ad altre sostanze risultano associati agli esiti più severi, compresi ricoveri e decessi.
“Il kratom non è incluso nell’elenco delle sostanze controllate in base al Controlled Substances Act né è approvato per uso medico dalla Fda”, ha spiegato Ryan Feldman, autore senior dello studio e docente del Medical College of Wisconsin. Questo lascia ai singoli Stati ampio margine di manovra: alcuni hanno introdotto restrizioni, altri non regolamentano affatto la sostanza. Secondo lo studio, gli Stati con divieti o normative più severe hanno registrato tassi inferiori di esposizione, di esiti gravi e di ricorso all’assistenza sanitaria rispetto a quelli con regole più permissive o assenti.
Dal kratom “naturale” ai derivati sintetici: il caso del 7-OH
Il punto, però, è che oggi parlare genericamente di kratom non basta più. Sempre più medici e ricercatori distinguono infatti tra il kratom tradizionale, ricavato dalle foglie della pianta Mitragyna speciosa, e una nuova generazione di prodotti ad alta potenza che vengono comunque venduti sotto la stessa etichetta.
Tra questi c’è soprattutto il 7-idrossimitraginina, o 7-OH, un composto che agisce sui recettori oppioidi e che, in forme concentrate o semisintetiche, viene descritto dagli specialisti come molto più potente e pericoloso del kratom botanico tradizionale. Il CDC segnala esplicitamente che il mercato statunitense si è spostato dalle preparazioni naturali a prodotti ad alta potenza arricchiti con alcaloidi isolati, in particolare 7-OH.
A fotografare questa nuova fase è anche un reportage di WHYY, che racconta il caso di un paziente arrivato al pronto soccorso di Philadelphia con sintomi compatibili con una vera e propria crisi d’astinenza da oppioidi: nausea, dolori addominali, sudorazione, irrequietezza e dolori influenzali. Secondo la dottoressa Jeanmarie Perrone, direttrice del Penn Center for Addiction Medicine and Policy, il responsabile non era però un oppioide classico, bensì il 7-OH, definito una versione sintetica o concentrata del kratom. La conferma clinica, racconta la medico, è arrivata dalla risposta alla buprenorfina, trattamento usato per i disturbi da uso di oppioidi: dopo la somministrazione, i sintomi del paziente sono scomparsi.
Nel reportage, lo psichiatra Corneliu Stanciu descrive l’evoluzione del fenomeno in tre fasi: una prima ondata di kratom usato in forma relativamente tradizionale, una seconda di prodotti “potenziati”, e una terza dominata da derivati che “non assomigliano più affatto al kratom”. Tra questi viene citata la mitragynine pseudoindoxyl, che secondo Stanciu è addirittura “più potente del fentanyl”. Sia il 7-OH sia questi derivati vengono commercializzati in forme molto varie — compresse, capsule, shot liquidi, tinture, bevande e perfino caramelle — in un mercato che lo specialista definisce un vero e proprio “Far West”.
La stretta normativa e un problema che non si risolverà presto
La Food and Drug Administration, del resto, ha già alzato il livello di guardia. Nel 2025 l’agenzia ha avviato azioni mirate contro i prodotti contenenti 7-OH, chiarendo che il focus regolatorio non riguarda in prima battuta la foglia naturale di kratom, ma i prodotti con 7-OH aggiunto o concentrato, considerati pericolosi, non approvati per uso medico e non legalmente commercializzabili come integratori o alimenti.
Resta però aperta la questione politica. Negli Stati Uniti i legislatori discutono se vietare la sostanza o regolarla in modo più stringente. In Tennessee, per esempio, il Parlamento statale ha approvato una legge che punta a vietare sia le forme sintetiche sia quelle naturali del kratom, con entrata in vigore prevista da luglio se il provvedimento completerà l’iter finale. La stretta nasce anche dalla difficoltà, denunciata dai sostenitori del bando, di distinguere con facilità tra i diversi composti nei test e nei controlli.
Il dibattito, però, resta controverso. Alcuni sostengono che il kratom sia stato usato da molte persone per attenuare i sintomi dell’astinenza da oppioidi; altri replicano che proprio questa capacità dimostra la sua natura oppioide, non la sua sicurezza. Secondo la Fda il kratom non è approvato per alcun uso terapeutico. E, come ricordano i ricercatori, i rischi documentati comprendono convulsioni, aritmie cardiache, danni epatici, depressione respiratoria, dipendenza e sindrome d’astinenza.
Il quadro che emerge è quello di un fenomeno in rapida trasformazione: non più soltanto una sostanza botanica venduta come rimedio “naturale”, ma un universo sempre più opaco di derivati concentrati e composti semisintetici che imitano gli effetti degli oppioidi e ne amplificano i rischi.
È questa, probabilmente, la ragione per cui il problema kratom negli Stati Uniti non appare affatto vicino a una soluzione. Anzi, per molti medici assomiglia all’inizio di un’altra crisi: una sostanza accessibile, poco regolata, percepita come innocua e già capace di produrre dipendenza, ricoveri e casi gravi.
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