Guerra in Medio Oriente: l’impatto sui mercati emergenti

L’impatto della guerra in Medio Oriente sui mercati emergenti è stato finora disomogeneo. Dipende in gran parte dal grado di esposizione dei paesi alle catene di approvvigionamento mediorientali e dall’entità delle importazioni nette di energia. Lo shock dell’offerta sta vanificando i venti favorevoli a livello macroeconomico e le condizioni di finanziamento accomodanti di cui i mercati emergenti avevano beneficiato nel corso del 2025.
Il nostro scenario di base ipotizza che l’intensità della guerra raggiungerà il picco e che l’effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz si attenuerà nelle prossime settimane, ma è probabile che la disruption persista in una certa misura per mesi. Tale scenario riflette la congestione portuale, i ritardi assicurativi, il tempo necessario per riavviare la produzione energetica e i danni fisici potenzialmente duraturi.
Un’interruzione prolungata in Medio Oriente intensificherebbe significativamente lo shock energetico globale, con ricadute sproporzionate per i mercati emergenti. Nel nostro scenario peggiore, i mercati emergenti importatori di energia subirebbero l’impatto macroeconomico più marcato, con una crescita economica in calo fino a 2-3 punti percentuali e un’inflazione che aumenterebbe di oltre 5 punti in Egitto e Turchia. Le tensioni creditizie si concentrerebbero inizialmente nei settori ad alta intensità energetica, soprattutto in Asia, Turchia ed Egitto, colpendo prima la raffinazione, la petrolchimica e le compagnie aeree, per poi estendersi alla manifattura, alla logistica e all’agroalimentare.
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