Economia

Consegne a domicilio, la ricerca di riservatezza dei consumatori


‘Niente imbarazzi, siamo italiani’ verrebbe da dire parafrasando il titolo della celebre commedia ‘No sex please, we’re British’ per commentare la scelta del 23% degli italiani di ricorrere al servizio di home delivery per preservarsi da situazioni scomode durante lo shopping in negozio. A rilevarlo, una ricerca sulle abitudini degli italiani in materia di benessere e cura di sé realizzata nel mese di febbraio 2026 da Ipsos Doxa per conto dello specialista dell’home delivery Just Eat. In base allo studio, che ha coinvolto un campione di mille persone suddivise tra 18-34enni (30%) e 35-64enni (70%), il 28% dei rispondenti considera la consegna a domicilio come la soluzione ideale per tutelare la propria riservatezza mentre il 25% la prenderebbe seriamente in considerazione anche per acquisti legati al benessere intimo o alla vita di coppia.

Categorie particolarmente sensibili alla privacy sono altresì beauty e cosmetica (44% degli intervistati), regali per occasioni speciali (44%) e personal care (40%). Nella misura in cui oltre due rispondenti su tre (68%) dichiarano di dare sempre più importanza al benessere mentale ed emotivo mentre più della metà (55%) indica come prioritaria la gestione dello stress, il delivery viene visto, inoltre, come strumento di autonomia, controllo e, soprattutto, riservatezza ideale. In particolare, se la farmacia resta il punto di riferimento principale per acquistare integratori e vitamine (75%), l’apertura verso ambiti più personali promuove il digitale facendo entrare a sua volta l’home delivery nella routine quotidiana degli italiani. Tra chi lo utilizza, il 35% apprezza la possibilità di trovare prodotti non sempre disponibili nei punti di vendita, il 32% la comodità di combinare più acquisti in un unico ordine e il 32% la convenienza legata a promozioni e offerte. Senza mai dare nell’occhio.


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