Emilia Romagna

Da dipendenti a proprietari per salvare la fabbrica – Forlì24ore.it

I lavoratori della Bipres scelgono la strada della cooperativa contro la liquidazione

Nelle valli dell’Appennino forlivese il destino di un’azienda non si arrende alle difficoltà finanziarie, ma trova nuova linfa nel coraggio di chi quel lavoro lo vive ogni giorno e ha deciso di prenderne in mano le redini.

I lavoratori della Bipres Spa, realtà metalmeccanica con radici a Rocca San Casciano e Portico di Romagna, hanno avviato ufficialmente l’iter per la creazione di un workers buyout. Supportati da Confcooperative Romagna-Estense e dalla Fiom Cgil, l’obiettivo dei dipendenti è trasformare l’attuale fase di liquidazione societaria in una rinascita cooperativa, garantendo la continuità produttiva e occupazionale nel sito di Portico di Romagna.

Il piano industriale, attualmente in fase di analisi tecnica, punta a sfruttare la ricettività del mercato per i prodotti metalmeccanici di alta gamma, settore in cui l’azienda vanta competenze d’eccellenza. La strategia prevede la presentazione di una proposta di affitto d’azienda alla liquidatrice, mossa propedeutica al futuro acquisto definitivo della struttura. Sebbene al momento non vi siano le condizioni per riaprire la sede di Rocca San Casciano, la nascente cooperativa si impegna a un riassorbimento graduale dei colleghi che inizialmente rimarranno coperti dagli ammortizzatori sociali.

Roberto Savini, presidente di Confcooperative Romagna-Estense, ha ribadito come la tutela del lavoro nelle aree interne e montane sia una priorità strategica, confermando il pieno sostegno finanziario e consulenziale all’operazione. I lavoratori si sono già dichiarati pronti a dare il massimo per rassicurare clienti e fornitori durante questa delicata fase di transizione, dimostrando un attaccamento all’impresa che va oltre il semplice ruolo di salariati.

Il progetto gode del forte appoggio istituzionale dei sindaci Marco Valenti e Maurizio Monti, impegnati a coinvolgere il tessuto imprenditoriale locale per sostenere i primi passi della nuova realtà. Questa iniziativa si inserisce in una tradizione cooperativa romagnola già consolidata, seguendo le orme di successi precedenti come quelli di Clas a San Piero in Bagno e Scs a Santa Sofia, modelli che hanno dimostrato come l’unione dei lavoratori possa trasformare una crisi industriale in una storia di riscatto territoriale.


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