Viaggi e intelligenza artificiale tra itinerari perfetti e bisogno di umanità
Un giovane su cinque tra i 25 e i 34 anni sceglie oggi l’intelligenza artificiale per progettare un viaggio, privilegiando l’immediatezza di costruire itinerari, definire tappe e prenotare voli secondo i propri desideri. Una tendenza in crescita, confermata dall’ultimo report dell’associazione britannica Abta, secondo cui il 18% dei giovani adulti utilizza strumenti come ChatGPT per organizzare le proprie vacanze, e dalle iniziative delle principali piattaforme di travel. È il caso per esempio di Omio, che ha annunciato nei giorni scorsi il lancio globale della propria app (in lingua inglese) proprio su ChatGPT, offrendo ai propri utenti la possibilità di cercare e confrontare opzioni di viaggio in tempo reale tramite un’interfaccia conversazionale basata sull’intelligenza artificiale.
I pro e i contro di un fenomeno in crescita
Non mancano, bene ricordarlo, le controindicazioni all’utilizzo un po’ troppo “spavaldo” dell’AI, soprattutto quando le destinazioni prescelte sono fuori dai circuiti più battuti o a lunga distanza, con rischi difficilmente calcolabili in fatto di ritmi di spostamento poco realistici, permessi non segnalati o prenotazioni obbligatorie ignorate. Certo è che l’ascesa dell’AI nel turismo riflette un cambiamento più ampio del modo di informarsi dei viaggiatori. Secondo il “Global AI Sentiment Report” di Booking.com, infatti, solo il 14% degli utenti si fida degli influencer e il 19% dei travel blogger, mentre gli assistenti basati su intelligenza artificiale sono percepiti come più neutri e affidabili dal 24% del campione. Uno scenario in evoluzione, quindi, in cui il rapporto con la tecnologia resta ambivalente: se l’89% degli utenti dice di voler utilizzare l’AI per pianificare i propri viaggi, solo il 6% dichiara di fidarsi completamente della tecnologia, con il 71% degli intervistati che si limita a chiedere suggerimenti per evitare mete sovraffollate e il 60% che si aspetta indicazioni su esperienze che rispettino le comunità locali.
A chi affidarsi per un viaggio senza rischi?
Chiedere a un sistema di intelligenza artificiale di creare un itinerario di viaggio è semplice: si inserisce la richiesta (il cosiddetto “prompt”) e in pochi secondi ecco che la chatbot restituisce un piano dettagliato, ordinato e apparentemente perfetto, con tappe, attrazioni, alloggi e ristoranti selezionati.
Ma cosa accade quando si passa da destinazioni “semplici” a mete più complesse, che notoriamente richiedono una pianificazione articolata tra logistica e dinamiche locali difficilmente sintetizzabili in una breve interazione con uno strumento di AI generativa? Più la richiesta è generica (per esempio limitata alla durata del viaggio) e più il risultato può corrispondere a un itinerario lineare e accattivante ma superficiale. E questo perché l’intelligenza artificiale tende a proporre percorsi standardizzati, senza considerare variabili decisive come la stagionalità, l’affollamento reale, eventuali restrizioni o la sostenibilità dei tempi di spostamento. Il rischio, in poche parole, è quello di costruire viaggi troppo densi o poco realistici, corretti “sulla carta” ma inefficaci nella pratica, con conseguenti disservizi o esperienze deludenti.
Cina e Thailandia, i consigli della travel designer
Per chi non vuole vivere ansie e preoccupazioni di questo genere una soluzione è quella di affidarsi a un travel designer, figura che non si limita a organizzare ma interpreta, seleziona e dà senso in modo coerente alle informazioni, collocandosi a metà strada tra il consulente e lo storyteller. “Utilizzare l’AI per ricevere suggerimenti di viaggio è molto comune, e in certi casi utile, ma può essere limitante affidarle l’intera organizzazione, soprattutto per mete strutturate”, spiega infatti Alessia Daisy Lai, fondatrice di Alessiadventure. Gli esempi che porta all’attenzione dei viaggiatori la travel designer spiegano bene il senso di queste limitazioni. Il primo riguarda la Cina, destinazione per cui l’intelligenza artificiale non segnala sempre correttamente i giorni di chiusura o l’obbligo di prenotazioni obbligatorie per alcune attrazioni, come nel caso di piazza Tienanmen. Il secondo porta all’esperienza fra i santuari per elefanti in Thailandia: in questo caso, racconta Daisy Lai, l’intelligenza artificiale si basa spesso su definizioni non standardizzate e solo la conoscenza diretta del luogo consente di distinguere ciò che è autentico da ciò che è semplicemente dichiarato come tale.
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