Georgofili, ruolo strategico delle collezioni di germoplasma – Mondo Agricolo
“Alla luce delle sfide odierne che
deve affrontare l’agricoltura, le collezioni di germoplasma
rivestono un ruolo strategico nel supportare la ricerca
scientifica, l’innovazione, lo sviluppo tecnologico
industriale”. Lo afferma l’Accademia dei Georgofili, che ha
ospitato oggi a Firenze il convegno ‘Gestione ed uso delle
collezioni di germoplasma vegetale e microbiche per la tutela e
la valorizzazione economica dell’agro-biodiversità’.
Le collezioni di germoplasma mantengono memoria della
tipicità dei territori e del lavoro delle generazioni di
agricoltori e studiosi che ci hanno preceduto, forniscono
varietà che possono essere tutt’oggi utilizzate in campo,
costituiscono un serbatoio di geni da utilizzare per il
miglioramento genetico delle specie agrarie.
Grazie al progetto Rgv della Fao, spiega l’Accademia, in
Italia gli enti pubblici di ricerca come il Crea e il Cnr sono
molto impegnati nella conservazione del germoplasma ma anche le
varie Università e altre istituzioni pubbliche hanno delle loro
collezioni, diversificate in base ai territori in cui esse si
trovano.
“Per valorizzare questo patrimonio genetico, occorre innanzi
tutto mettere ordine a questa ricchezza”, ha sottolineato la
professoressa Alessandra Gentile, presidente della Sezione di
Sud-Ovest dei Georgofili, intervenuta insieme alla professoressa
Luisa Rubono della sezione Sud Est. “Le collezioni di materiale
– ha detto Gentile – devono essere controllate dal punto di
vista genetico e fitosanitario, catalogate e messe a
disposizione della ricerca scientifica, delle aziende private e
anche dei semplici consumatori, promuovendo la condivisione del
sapere”.
“Il materiale delle collezioni di germoplasma proviene da
secoli di domesticazione o da programmi di breeding del passato
– aggiunge – quindi, rappresenta una riserva inestimabile di
geni che possono essere utilizzati oggi nei programmi di
miglioramento genetico per dare alle piante maggiore resistenza
a stress di natura biotica o abiotica. Non deve essere quindi
considerato soltanto una risorsa di valore museale, per quanto i
“musei viventi” delle diverse specie rappresentino un’attività
di valorizzazione importante, ma anche un contenitore che si
alimenta anno dopo anno di nuovo materiale genetico, andando ad
arricchire il serbatoio di germoplasma e arginando in qualche
modo il naturale processo di erosione genetica”.
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