Alloggio Ater trasformato in un laboratorio della droga

Una scoperta inaspettata ha trasformato un normale controllo tecnico in un’operazione di polizia giudiziaria a Cividale, nel cuore della frazione di Rualis. In un appartamento di edilizia residenziale pubblica, che sarebbe dovuto risultare sfitto e vuoto, i carabinieri della stazione ducale hanno rinvenuto una vera e propria centrale per il trattamento della droga.
Cosa è successo
L’allarme è scattato durante la mattinata di giovedì, quando i tecnici dell’Ater si sono recati al complesso di alloggi popolari per un sopralluogo di routine. L’obiettivo della visita era verificare lo stato di un appartamento in attesa di riassegnarlo a nuovi inquilini aventi diritto. Tuttavia, una volta varcata la soglia, i dipendenti dell’azienda si sono trovati di fronte a uno scenario ben diverso da quello di un’abitazione disabitata.
Il laboratorio
L’immobile era stato infatti trasformato in un laboratorio clandestino per l’essiccazione e il confezionamento della marijuana. All’interno dei vani era stata allestita una serra rudimentale ma efficace, dotata di una fitta rete di fili per appendere le piante, materiali chimici specifici scelti accuratamente per accelerare il processo di essiccazione delle infiorescenze e un bilancino elettronico di precisione, strumento inequivocabile per la pesatura e la suddivisione della sostanza in dosi pronte per il mercato dello spaccio.
L’intervento
I tecnici hanno così richiesto l’intervento dei militari che, giunti sul posto, hanno proceduto al sequestro dell’intera attrezzatura e della sostanza stupefacente rinvenuta, per un peso complessivo di circa 100 grammi. L’alloggio, che formalmente non risultava abitato da alcun nucleo familiare, era stato evidentemente occupato abusivamente o utilizzato come “base logistica” sicura da ignoti che contavano sulla discrezione del complesso residenziale per portare avanti i propri traffici illeciti.
Le indagini
Attualmente i militari dell’Arma sono impegnati in una serie di accertamenti tecnici e indagini sul territorio. Gli investigatori stanno analizzando le tracce lasciate all’interno dei locali e raccogliendo testimonianze dai residenti della zona per risalire all’identità dell’utilizzatore di fatto della serra. L’obiettivo è dare un nome a chi ha sottratto un bene pubblico destinato alle famiglie bisognose per trasformarlo in un hub del microspaccio locale.
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