Basilicata

Mini vitalizi in Basilicata, il comitato: Fateci fare il referendum

Scontro a Potenza sui mini vitalizi regionali. Il Comitato referendario denuncia ritardi della Consulta e attacca Bardi: «Privilegi insostenibili, cittadini ignorati»


Il braccio di ferro sui vitalizi in Basilicata si sposta dal piano politico a quello dei diritti costituzionali. Ieri mattina, lunedì 9 febbraio 2026, nella Sala A del Consiglio regionale, il Comitato referendario per l’abrogazione della legge regionale è tornato a farsi sentire, denunciando uno stallo istituzionale che i promotori non esitano a definire una vera e propria “democrazia sospesa”.

MINI VITALIZI, IL NODO BUROCRATICO

Al centro della protesta c’è il silenzio della Consulta statutaria. A un mese dalla richiesta di ammissibilità del quesito referendario per abrogare gli articoli 16 e 17 della Legge regionale 57/2025 (quella che ha reintrodotto le spettanze per gli ex consiglieri), il Comitato ha ricevuto solo una conferma di protocollo.

«Un diritto è esercitabile o non lo è», hanno incalzato i promotori durante la conferenza stampa. «Siamo in presenza di un impedimento democratico. Esiste una legge del 1980 ancora vigente che permetterebbe di procedere, ma manca la disciplina attuativa dello Statuto del 2017. Dopo 9 anni, questo vuoto normativo è inaccettabile».

ATTACCO ALLA GIUNTA BARDI: «SOLO ANNUNCI»

Il Comitato non ha risparmiato critiche al presidente della Regione, Vito Bardi. Nonostante le rassicurazioni giunte nelle scorse settimane circa una possibile modifica della norma, i fatti sembrano dire altro: la questione dei vitalizi non compare infatti nell’ordine del giorno della seduta consiliare prevista per domani.

«Cancellare i vitalizi è un atto di civiltà», spiegano i rappresentanti del comitato. «È un privilegio insostenibile per i lucani che lavorano 40 anni per una pensione, specialmente in una fase di crisi economica e sociale così profonda per la nostra regione».

NON SOLO MINI VITALIZI, ANCHE L’AUMENTO DELLE INDENNITÀ

La battaglia si allarga. Oltre alla cancellazione dei vitalizi, il fronte referendario punta il dito contro l’aumento del 10% delle indennità dei consiglieri in carica.

L’accusa: Un aumento finanziato, secondo il Comitato, attraverso il taglio del fondo di solidarietà.

La posizione: «Un regalo che la politica si è fatta tagliando risorse destinate a chi soffre. Non ci fermeremo finché non verrà restituita ai cittadini la possibilità di votare e di cancellare leggi sbagliate attraverso lo strumento della democrazia partecipata».

I FIRMATARI DELL’INIZIATIVA

A firmare l’azione di mobilitazione sono i promotori: Michele Sannazzaro, Paolo Pesacane, Angelo Summa, Rosario Gigliotti, Ascanio Donadio, Eustachio Nicoletti, Giuseppe Ranoia, Giovanna Galeone, Gianni Rondinone, Nunzia Armento, Donato Lettieri.

La sfida è lanciata: se il Consiglio regionale non sbloccherà le procedure per il referendum, la protesta promette di spostarsi dalle aule istituzionali alle piazze della Basilicata.


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