Marche

«Non so spiegarmi ciò che ho fatto, non ricordo quei momenti»


FANO La voce flebile con cui chiede scusa e dice di non ricordare quei momenti. Ieri davanti alla corte d’assise di Pesaro il processo a carico di Luca Ricci, 50enne, reo confesso del duplice omicidio del padre Giuseppe, 75 anni, ex falegname, e della madre Luisa Marconi, 70 anni, casalinga. Ricci non si è sottoposto all’esame, ma ha voluto rendere spontanee dichiarazioni. 

Le parole dell’imputato

Ha letto un foglio a righe, con la sua grafia a penna. «Continuo a non ricordare bene l’accaduto – ha detto con voce sommessa -. Ho avuto modo di pensare, ma non riesco a darmi una risposta. Non ricordo, non è una scusa o una difesa. Indietro non si può tornare e so quanto soffre mia sorella e il dolore che provoco ai miei figli». Poi la richiesta di perdono. «Le scuse non basteranno mai a riparare il male fatto, ma sento di doverle fare pubblicamente. Vorrei farmi carico di tutto il dolore che ho provocato affinché le persone a me care non soffrano più. So che dovrò pagare per gli errori che ho commesso e non mi sottrarrò a quanto verrà deciso». Una presa di coscienza di quanto dovrà affrontare perché sa di rischiare l’ergastolo. Per l’accusa il movente sarebbe quello economico: la casa era stata pignorata per una serie di debiti contratti quando Ricci aveva un’azienda per il montaggio dei mobili. L’immobile dei genitori era a garanzia di un prestito, ma i soldi non sono rientrati e la casa è finita all’asta. La mattina dell’omicidio Luca Ricci avrebbe dovuto consegnare 14mila euro al nuovo proprietario per garantire alla coppia di anziani di rimanere in affitto nell’alloggio. Era stato chiesto un anticipo dell’affitto di 2 anni, temendo l’insolvenza dei futuri locatari. Ma i soldi non c’erano. La madre è stata strangolata con un cavo del telefono e il padre preso a martellate. Ieri in aula la relazione della consulenza di parte redatta dallo psichiatra Tobias Attili che ha sgombrato subito il campo. «Non c’è un vizio di mente totale o parziale». Ma il medico forense ha rilevato «un aspetto psicopatologico silente, emerso con il fatto».

Le condizioni difficili

Poi ha posto l’accento su una situazione di «crescita difficile per un familiare che aveva problemi di alcol che generava un clima di terrore e paura». E ancora il bullismo a scuola che ha determinato un «senso di vergogna e un meccanismo di rivalsa». Ricci avrebbe «un tratto narcisistico covert, tale da cercare approvazione. Quando arriva un fallimento, può avvenire una scarica comportamentale non controllata. La conferma della sconfitta non più mascherabile ha generato rabbia e tensione. L’atto criminale è derivato da evidente irrazionalità non controllabile». Gli avvocati Alfredo Torsani e Luca Gregori hanno rilevato a margine dell’udienza: «È emerso lo stato emotivo alterato di Ricci, dovuto a un fallimento in relazione al pignoramento dell’abitazione. Una consulenza importante che può essere di rilievo sul tema della premeditazione. Luca ha espresso parole di sincero pentimento».




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