Cultura

Daniel Knox – Mercado 48: Un crooner inquieto :: Le Recensioni di OndaRock

Per un attimo Daniel Knox ci ha provato a uscire dal ruolo di artista cult. Cantautore dall’animo solitario, ha ottenuto un po’ di visibilità con l’album omonimo del 2015, per poi ritornare a cantare di debolezze e insicurezze con un tono da crooner inquieto, ma sempre avvincente. Sono passati quattro anni da “Won’t You Take Me With You”, un’opera a tal punto matura che è sembrato difficile immaginarne un seguito.

Che Daniel Knox abbia lavorato in passato con David Lynch non è stato casuale: nell’immaginario del cantautore e regista dell’Illinois rivivono le sfumature monocromatiche di quei racconti delle periferie americane tanto care all’autore di “Twin Peaks” (nel 2020 Knox ha inciso un album dedicato all’opera di Lynch “Half Heart: Songs From Twin Peaks”).
“Mercado 48” è nato lontano dalla sua casa di Chicago. Knox ha scelto di vivere in Portogallo, e il disco è stato registrato con l’ausilio di un vecchio pianoforte accantonato in un angolo di un negozio di oggetti usati, per poi essere completato nei Jamdek Studios di Chicago. “Mercado 48” mette a nudo tutta la poetica dell’autore, l’atmosfera da jazz-cafè, che a molti ricorderà il nostro Paolo Conte, è tanto commovente (“Never Baby”, “Scratch The Itch”) quanto leggiadra (“Forcive Habit”, “Finder Takers”); un tocco goth-noir tiene alta la tensione (“Worst Of All Worlds”, “Don’t Fucking Move”) e le melodie scorrono con una naturalezza impressionante (“Middle Names”, “Snails”).

“Mercado 48” è l’album più scarno ed essenziale dell’autore, ma al pari di “12 Songs” di Randy Newman finisce per essere il lavoro più intenso e poetico della sua carriera. Ognuna delle 15 tracce è frutto di passione, abilità, consapevolezza e integrità artistica: con quel naturale tono da baritono, Daniel Knox canta di sogni (“Alligator”), speranza (“April 3rd”) e rassegnazione (“Of The Body”) con un’autenticità e un’intensità poetica che non hanno eguali.

05/01/2026




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