scatta la protesta di partiti e associazioni
Il 13 giugno rischia di trasformarsi in una nuova giornata ad alta tensione per la Capitale. A scuotere il clima politico romano è l’annuncio di una manifestazione nazionale promossa dal comitato “Remigrazione e Riconquista”, iniziativa che ha immediatamente acceso lo scontro tra movimenti della destra radicale e fronte antifascista.
La mobilitazione, ancora priva di un percorso ufficiale e di una piazza di partenza comunicata pubblicamente, dovrebbe svolgersi nel pomeriggio nel centro di Roma.
Ma attorno all’evento si sta già alzando un muro politico e istituzionale: partiti di opposizione, sindacati, associazioni partigiane e reti studentesche chiedono infatti alla Prefettura e al Ministero dell’Interno di vietare il corteo.
Dietro l’iniziativa ci sono alcune delle principali realtà dell’estrema destra italiana: CasaPound Italia, Veneto Fronte Skinheads, Brescia ai Bresciani e Rete dei Patrioti.
Un fronte che punta a portare in piazza la proposta della cosiddetta “remigrazione”, concetto che prevede il rimpatrio forzato di cittadini stranieri e immigrati regolari, ispirandosi apertamente alle politiche migratorie più dure adottate negli Stati Uniti.
Secondo gli organizzatori, la campagna avrebbe già raccolto oltre 150mila firme. Un dato che viene rivendicato come prova del consenso crescente attorno al progetto politico. Ma proprio il contenuto della proposta ha provocato la reazione immediata del centrosinistra e delle organizzazioni antifasciste.
Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Rifondazione Comunista, Anpi, Cgil e numerose associazioni universitarie hanno sottoscritto un appello congiunto per chiedere il blocco della manifestazione.
Le accuse sono pesanti. Secondo i firmatari, il corteo rappresenterebbe “un’offesa ai valori democratici e antifascisti della Capitale”, città decorata con la Medaglia d’Oro per la Resistenza. Nel mirino finisce soprattutto il concetto stesso di remigrazione, definito “razzista, xenofobo e incompatibile con i principi costituzionali”.
A preoccupare le autorità non è soltanto il contenuto politico della manifestazione, ma anche il rischio concreto di tensioni in piazza. Già nei mesi scorsi un’iniziativa collegata al comitato era stata annullata tra proteste e problemi di ordine pubblico.
Lo scorso gennaio, infatti, la presentazione del progetto in una sala della Camera dei Deputati saltò dopo la contestazione di parlamentari del centrosinistra che occuparono l’aula impedendo l’evento.
Ora lo scenario si sposta nelle strade della Capitale, con il timore che il 13 giugno possa trasformarsi in un confronto diretto tra gruppi dell’estrema destra e movimenti antifascisti intenzionati a organizzare contromanifestazioni.
La decisione finale spetterà alla Prefettura di Roma, chiamata nelle prossime settimane a valutare sia il profilo della manifestazione sia i possibili rischi per la sicurezza pubblica.
Sul tavolo resta anche l’ipotesi di limitazioni o di un eventuale divieto, nel caso in cui il quadro dell’ordine pubblico venga considerato troppo delicato.
Nel frattempo, il dibattito politico continua ad alzare i toni. E Roma, ancora una volta, si ritrova al centro di uno scontro che intreccia sicurezza, libertà di manifestazione e memoria storica.
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