Beko e Cartiere, il 2026 parte in salita: «Troppe incognite, servono risposte»
FABRIANO L’anno nuovo si aprirà con due vertenze ancora da monitorare che non fanno dormire sonni tranquilli al comprensorio fabrianese, e non solo. Parliamo di Beko Europe e Cartiere Fedrigoni. Il 2025 ha visto un grosso lavoro sindacale e istituzionale, con ricorso agli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda il caso Beko è conclusa la ristrutturazione dello stabilimento di Melano.
Lo stato dell’arte
Ad oggi sono uscite, tra licenziamenti incentivati e risoluzioni consensuali, 66 persone, a fronte di un target previsto dall’accordo sottoscritto al ministero delle Imprese e del Made in Italy di un massimo di 64 tute blu. «Si registra una forte difficoltà dello stabilimento: diminuisce l’uso della cassa integrazione che comunque non si azzera, come invece avrebbe dovuto, e soprattutto circa metà degli impianti passano a lavorare a turno unico anziché doppio turno avvicendato», dichiara Pierpaolo Pullini, Fiom Cigl.
«Meno pezzi prodotti con meno persone, ma che non lavorano al 100% della saturazione e ad essere ancora troppo impattate sono le circa 30 persone con ridotte capacità lavorative, a cui non si riducono mai le ore di cassa. Inoltre non vengono effettuate adeguate rotazioni, nonostante le nostre forti pressioni e gli impegni che vengono presi dall’impresa» aggiunge il sindacalista nell’evidenziare come «manchino gli investimenti in nuovi prodotti, tutti proiettati troppo avanti nel tempo ed anche nei processi produttivi».
Le prospettive
Oltre alle uscite a Melano, secondo l’accordo sono stati individuati fino a un massimo di 207 esuberi nelle funzioni impiegatizie tra gli uffici centrali di via Aristide Merloni e il centro Ricerca e Sviluppo di viale Campo Sportivo.
In questo caso le uscite volontarie incentivate sono arrivate a quota 73. Non si esclude una nuova convocazione ministeriale. Si attendono novità anche nelle Cartiere Fedrigoni di Fabriano. A metà dicembre l’ultimo incontro tra sindacati e proprietà in regione. Il 2026 dovrebbe portare un aumento della produzione. La vertenza si aprì, un anno fa, con 173 lavoratori ex società Giano in esubero. Ad oggi sono 31 le persone ancora in attesa di una soluzione definitiva e quindi in Cigs. Unanime la richiesta, con disponibilità ministeriale, di un altro di anno di cassa per accompagnare la fase finale della gestione degli esuberi.
Sul fronte industriale, l’azienda ha illustrato una strategia che concentra gli investimenti sui settori considerati più promettenti: la produzione di carte per banconote e di sicurezza e il comparto del disegno artistico. Nel 2026 sono stati programmati e approvati investimenti per 3 milioni di euro per lo stabilimento di Fabriano. L’obiettivo è avviare il ciclo continuo entro marzo sulla macchina ottava e impianti di allestimento, con il conseguente aumento dei volumi produttivi e la possibilità di ampliare i turni e l’occupazione. Partirà anche la formazione: 14 corsi per un totale di 416 ore, per 82 persone.



