Friuli Venezia Giulia

Governo Meloni: Tra Storia e Politica Italiana

2 maggio 2026 – ore 13:30 – Il governo Meloni è il secondo più longevo nella storia della Repubblica. Lo certifica la società di analisi politica YouTrend spiegando che con oggi sono trascorsi 1.288 giorni dal giuramento al Quirinale avvenuto il 22 ottobre 2022: l’esecutivo attuale si attesta in questo modo come il secondo più duraturo nella storia dell’Italia repubblicana, sul podio tra i governi Berlusconi secondo (1.412 giorni) e quarto (1.287 giorni), su 68 esecutivi complessivamente insediatisi dopo il 2 giugno 1946 (il conteggio istituzionale si effettua a partire dal secondo governo De Gasperi). Per raggiungere il primato di governo più longevo nella storia dell’Italia repubblicana, quello di Giorgia Meloni da un punto di vista matematico deve di conseguenza arrivare almeno fino alla fine di agosto o all’inizio di settembre 2026, superando in questo modo il record temporale del Berlusconi bis, in sella dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005.

“Da oggi il governo che ho l’onore di guidare diventa il secondo più longevo della storia repubblicana”, ha commentato Giorgia Meloni sul suo account Instagram: “Non lo vivo come un traguardo da festeggiare ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani. Grazie a chi continua a sostenerci, a credere nel nostro lavoro e nella serietà del nostro impegno. Andremo avanti con determinazione per completare il percorso avviato, con rispetto per il mandato ricevuto dai cittadini italiani e con una sola bussola: l’interesse nazionale”. Se poi l’amministrazione Meloni arrivasse a scadenza naturale nel 2027, diventerebbe inoltre il primo esecutivo nella storia della Repubblica a coincidere con la durata integrale della legislatura, senza interruzioni di governo.

In carica per un totale di tre anni, 10 mesi e 12 giorni, il Berlusconi bis fu peraltro anche il secondo governo italiano più longevo a partire dall’Unità del 1861, dietro solo al ventennio dittatoriale mussoliniano. Fu il governo di quando il Cavaliere diede del “kapò” all’europarlamentare socialista tedesco Martin Schulz (2003), sulla scia delle polemiche sui temi dei conflitti d’interesse; del divieto di fumo nei locali pubblici (legge Sirchia, 2003); della riforma dell’immigrazione (legge Bossi-Fini, 2002); delle operazioni italiane in Afghanistan e in Iraq; dello storico vertice Nato-Russia che vide Silvio Berlusconi accanto al presidente statunitense, George W. Bush, e a quello russo, Vladimir Putin, a Pratica di Mare (28 maggio 2002). Quell’esecutivo si dimise dopo una tornata elettorale regionale risultata negativa per i partiti di maggioranza; fu seguito, senza andare alle urne, dal terzo governo Berlusconi, che il presidente del Consiglio intese formare per arrivare a fine legislatura. Berlusconi cadde definitivamente solo in seguito, nell’autunno 2011, nel contesto della cosiddetta crisi dello spread e della lettera “segreta” della Banca centrale europea all’Italia. Gli successe l’esecutivo tecnico di Mario Monti.

Il record del più breve della Repubblica, all’estremo opposto, va al primo governo avente come presidente del Consiglio Amilcare Fanfani: non ottenne mai la fiducia del Parlamento e rimase in carica solo per una ventina di giorni, dal 18 gennaio all’8 oppure al 10 febbraio 1954 (dipende da come si effettua il calcolo). L’esecutivo più fugace dell’Italia unitaria fu invece presieduto da Tommaso Tittoni, dal 12 al 28 marzo 1905, con una coalizione formata dalla Destra storica e dalla Sinistra storica. Diverso ancora è il discorso, se si prendono in considerazione i presidenti del Consiglio per la durata temporale dei loro incarichi, al di là dei singoli esecutivi. Il primato di longevità nella storia della Repubblica spetta nuovamente a Silvio Berlusconi, in carica per 3.339 giorni, di cui 3.291 effettivi, distribuiti su quattro compagini di governo (dati Wikipedia). Seguono Giulio Andreotti, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Amintore Fanfani, Romano Prodi e Bettino Craxi: dietro quest’ultimo c’è, all’ottavo posto, Giorgia Meloni, seguita da Mariano Rumor, Antonio Segni, Matteo Renzi e Giuseppe Conte.

Articolo di Lilli Goriup




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