Smartphone OpenAI: chip custom, no app, AI agentica dal 2028
Dopo gli esperimenti di Amazon con un possibile Alexa Phone e le voci su decine di altri dispositivi AI, ora tocca a OpenAI: secondo l’analista Ming-Chi Kuo, la società di Sam Altman starebbe lavorando a uno smartphone proprio, con un chipset sviluppato ad hoc e capacità di AI agentica integrate direttamente nell’hardware. La produzione di massa, stando al report, non partirebbe prima del 2028.
Non è una sorpresa totale: da quando OpenAI ha acquisito la startup “io” di Jony Ive, i piani di costruire una famiglia di dispositivi hardware sono stati dichiarati apertamente da Altman e dall’ex designer di Apple. Quello che Kuo aggiunge ora è però molto più concreto, e qualche dettaglio merita attenzione.
OpenAI starebbe lavorando con MediaTek e Qualcomm per sviluppare un chipset personalizzato, mentre Luxshare sarebbe il partner esclusivo per co-progettazione e produzione. L’obiettivo dichiarato è portare le funzioni AI direttamente sul dispositivo, con il cloud che entra in gioco solo per i compiti più pesanti.
La parte più interessante riguarda l’interfaccia, priva di app tradizionali. Al loro posto, un sistema chiamato “task stream”, una schermata unificata che mostra direttamente compiti e il loro stato di avanzamento. In pratica, l’idea è che il telefono capisca cosa vuoi fare e lo faccia, senza che tu debba aprire un’app specifica. Kuo parla di un dispositivo che deve “comprendere continuamente il contesto dell’utente”: il che, tradotto, significa quasi certamente funzionalità always-on a livello di chipset.
OpenAI punta anche a costruire un ecosistema agentico con sviluppatori terzi, e a includere alcuni dei suoi abbonamenti AI direttamente nel pacchetto del dispositivo. Quante di queste cose si materializzeranno davvero entro il 2028 è tutto da vedere, ma l’ambizione è evidente.
Il problema, come sempre con questi annunci, è che siamo nel 2026 e il prodotto arriva nel migliore dei casi tra due anni, che nel mondo tech è un’eternità. La concorrenza non starà ferma, e l’idea di uno smartphone senza app che “capisce il contesto” suona affascinante sulla carta quanto lo era la profezia di Carl Pei sul futuro senza app.
La grande domanda è se gli utenti vorranno davvero cedere quel livello di controllo a un sistema agentico, o se l’interfaccia a task stream sarà percepita come una limitazione più che come una liberazione.
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