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Grazia a Nicole Minetti, il Quirinale scrive a Nordio: “Servono verifiche urgenti”

Il Quirinale chiede spiegazioni più approfondite al ministero della Giustizia sulla richiesta di grazia applicata a Nicole Minetti che avrebbe dichiarato il falso riguardo alla condizione sua e di suo figlio, su cui si è basata la concessione stessa della grazia, come riporta il Fatto quotidiano. “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal presidente della Repubblica, su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”. Questo il contenuto della lettera inviata dall’ufficio stampa del Quirinale a via Arenula, dove hanno già avviato le procedure di accertamento, coinvolgendo la procura generale della Corte di Appello di Milano, da cui è arrivato il parere favorevole e non vincolante per la grazia.

Il Colle, non disponendo degli strumenti adeguati per accertarsi della veridicità dei fatti, ha chiamato in causa direttamente il ministero di Carlo Nordio, che ora fa sapere di aver aperto un’istruttoria interna sul caso della grazia a Minetti e sta operando le verifiche necessarie alla ricostruzione dei fatti.

Nicole Minetti ottiene la grazia “umanitaria”, a febbraio scorso, per via di un bambino adottato in Uruguay abbandonato – secondo un’istanza depositata dai legali di Minetti – e bisognoso di cure ma che avrebbe in realtà due genitori biologici, stando agli atti del Tribunale di Maldonado. Vengono, così, cancellate le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato (per i processi Rimborsopoli e Ruby ter) che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali. Gli atti, come riporta il Fatto quotidiano, parlano quindi di genitori vivi e poveri. Precisamente, il bambino ha una madre biologica in Uruguay. Che, da metà febbraio (quando si stava per firmare la grazia), risulta scomparsa. Non solo. L’avvocata che la difendeva è morta carbonizzata in un incendio insieme al marito (anche lui avvocato). Sulla grazia, spuntano dunque le prime ombre sui motivi umanitari che hanno portato alla concessione della grazia all’ex consigliera regionale della Lombardia.

Minetti e Giuseppe Cipriani, suo compagno, avrebbero quindi intentato una causa verso i due genitori per ottenere la “Separación Definitiva y Pérdida de Patria Potestad” e togliere loro la patria potestà sul bambino. Il procedimento si chiuderà in loro favore il 15 febbraio 2023.

La precisazione del Colle

La nota del Quirinale precisa ancora: “Il presidente della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal ministro della Giustizia”. La lettera del Quirinale, si sottolinea, è infatti partita” in seguito a notizie di stampa dalle quali emergerebbe la sussistenza di circostanze diverse da quelle rappresentate al presidente della Repubblica con la domanda di grazia. Nel caso in questione – si rileva – il procuratore generale di Milano e il ministro hanno motivato il loro parere favorevole alla grazia in quanto l’affidamento in prova della Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l’assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e a terapie specialistiche all’estero”.

Fonti del Quirinale, a questo proposito, fanno notare che la richiesta è stata rivolta al ministero della Giustizia, competente in via esclusiva a svolgere l’attività istruttoria in merito alle domande di grazia, come affermato dalla Corte costituzionale (sentenza 200 del 2006).

La risposta del ministero della Giustizia

Il ministero della Giustizia risponde alla lettera facendo sapere di aver avviato le verifiche richieste al Quirinale e un eventuale primo esito potrebbe arrivare entro le 24 ore. A quanto si apprende, gli uffici di via Arenula stanno effettuando gli opportuni accertamenti con la procura generale della Corte di Appello di Milano da cui è arrivato il parere favorevole, non vincolante. Parere firmato da sostituto Gaetano Brusa, già presidente del tribunale di Sorveglianza di Genova. Che ora spiega: “Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero. La procedura riguardante la richiesta di grazia ci è arrivata dal ministero a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali. L’acquisizione documentale è avvenuta attraverso i riscontri sanitari dei carabinieri”. Poi Brusa precisa ancora: “Abbiamo avanzato la richiesta, come Procura generale, e siamo in attesa del ministero della Giustizia, di ricevere l’autorizzazione a svolgere ulteriori accertamenti sulla base di quanto sta emergendo”. Autorizzazione arrivata in serata.

Minetti: “Notizie senza fondamento e gravemente lesive”

La diretta interessata, Nicole Minetti, reagisce: “Notizie senza fondamento e gravemente lesive”.

La storia

Il bambino è nato a fine 2017. Nel gennaio 2018 il Tribunale lo affida all’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay (Inau) per un massimo di 45 giorni proprio per la delicata situazione della famiglia. Tanto che il giudice González Camejo dispone di “creare un legame tra madre e figlio e verificarne il ricongiungimento”, scrive ancora il Fatto. Non un abbandono, dunque, ma una famiglia povera che lo Stato avrebbe dovuto aiutare.

Le reazioni

Per il Pd la premier dovrebbe far dimettere il Guardasigilli. “Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza al ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo – afferma Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd – Quanto sta emergendo è di una gravità inaudita. La grazia è un istituto di massima delicatezza che non può essere gestito con istruttorie improprie o superficiali. Il caso Minetti rappresenta un fatto senza precedenti, con un supplemento di analisi richiesto dal Quirinale che segnala un livello di approssimazione e sciatteria a via Arenula mai visto prima. A meno che non emergano ulteriori elementi, su cui sarà necessario fare piena luce”. Ma qualora emergesse “la falsità di alcuni elementi sottoposti al Quirinale, saremmo di fronte a un segnale evidente di superficialità nella gestione di un procedimento di massima sensibilità costituzionale. Un atteggiamento che equivarrebbe al tradimento del rapporto fiduciario istituzionale con il Quirinale da parte del ministro Nordio, che rappresenta il vertice della nostra Repubblica e il garante della Costituzione. Sarebbe inaudito. Meloni non può far finta di nulla – conclude Serracchiani – Le responsabilità politiche sono chiare e non si tratta di una questione tecnica, ma di una questione istituzionale e politica di primissimo piano. Non c’è più tempo da perdere: Nordio deve fare un passo indietro”.

Angelo Bonelli di Avs presenta un’interrogazione a Nordio. Perché “quanto sta emergendo sul caso della grazia a Nicole Minetti è gravissimo e inquietante”. Sui pesanti dubbi sollevati sulla ricostruzione alla base della richiesta di clemenza, “il Quirinale ha chiesto con urgenza chiarimenti al ministero della Giustizia. Parliamo di elementi che, secondo quanto riportato, non tornano: dalla vicenda del minore fino a circostanze mai pienamente verificate, su cui ora è indispensabile fare luce – continua il deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde – Il presidente della Repubblica ha agito sulla base degli atti trasmessi dal ministero guidato da Carlo Nordio. Se emergono dubbi sulla veridicità o completezza di quegli elementi, è necessario accertare responsabilità e passaggi istruttori. Per questo annuncio la presentazione di un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio, anche alla luce dell’inchiesta giornalistica, per sapere quali verifiche siano state effettuate e se vi siano state omissioni o informazioni non corrette nella domanda di grazia. La grazia è un atto delicatissimo che non può poggiare su zone d’ombra. Il Paese ha diritto alla verità”, conclude.


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