Friuli Venezia Giulia

Come le donne di Udine costruiscono ogni giorno la città

L’ormai classico “buongiorno a tutte e a tutti” dà il via alla presentazione del primo bilancio di genere del Comune di Udine. Formula di rito che contraddistingue l’operato dell’amministrazione De Toni fin dal 2023, marchio di fabbrica per determinare una volontà di equità, prima ancora che una circostanza di fatto. Anche se di concretezza vera e propria si tratta: i numeri, quei famosi dati che dovrebbero sempre regalare obiettività, parlano innanzitutto di una netta prevalenza femminile nel personale comunale (486 dipendenti donne, pari al 62 per cento del totale del personale) con concentrazione in ruoli amministrativi, educativi e di cura. Ma cos’è un bilancio di genere, e perché è considerato importante a livello amministrativo? Una risposta arriva in maniera indiretta dallo stesso sindaco. “Udine è una delle poche città in Italia a farlo. Tra le altre ci sono amministrazioni come quelle di Bologna e Trento, guarda caso tra quelle che dominano da anni la classifica per qualità della vita”. Come dire, non è tanto per, è qualcosa che funziona davvero.

I bilancio di genere

Il bilancio di genere è uno strumento di analisi che consente di leggere in modo strutturato l’impatto delle politiche pubbliche e della spesa comunale sulle donne e sugli uomini della città. Il documento, che si riferisce all’amministrazione De Toni ed è stato presentato in questo ore, è curato dall’associazione Period Think Tank e dal gruppo di lavoro interno allo stesso Comune di Udine. “Le politiche comunali a Udine incidono sulla riduzione delle disuguaglianze di genere”, ha affermato l’assessora Arianna Facchini. “Il bilancio di genere è uno strumento trasversale di governo che, attraverso una riclassificazione strategica delle risorse economiche, rende evidente come la gran parte della spesa comunale sia indirettamente sensibile alla parità”. L’intento è quello di mettere in luce gli effetti che le politiche producono su gruppi diversi della popolazione, in un’ottica intersezionale che tiene conto del genere, dell’età, delle condizioni di vita, del lavoro di cura e della disabilità. Parafrasando: “garantire maggiori diritti alle fasce più deboli, significa aumentare il benessere collettivo”.

Udine, città delle donne

L’analisi parte dal contesto demografico e sociale della città. Udine ha una popolazione a prevalenza femminile, pari al 52,8 per cento del totale, e un indice di vecchiaia molto elevato: ci sono, infatti, quasi 246 persone anziane per ogni 100 persone giovani. Nelle fasce di età più avanzate, in particolare oltre gli 80 anni, la presenza femminile è nettamente dominante, con ricadute importanti in termini di solitudine, fragilità e domanda di servizi di assistenza. A questo si aggiunge un indice complessivo del carico di cura femminile che arriva al 41,3 per cento, evidenziando come il lavoro di cura non retribuito continui a gravare in modo sproporzionato sulle donne.

Indice di cura e welfare a Udine

Istruzione e lavoro

Il bilancio di genere restituisce un quadro di forti contraddizioni nel settore della formazione e delle professioni: le donne udinesi tra i 25 e i 49 anni hanno un livello di istruzione più elevato rispetto agli uomini, con il 46,4 per cento di laureate contro il 34,6 per cento degli uomini. Questo vantaggio formativo, tuttavia, non si traduce in pari opportunità occupazionali. Il tasso di occupazione femminile si ferma al 47,7 per cento, contro il 60,4 per cento di quello maschile, mentre la presenza delle donne nella non forza lavoro è molto più alta, in particolare tra le casalinghe, che rappresentano il 12,6 per cento delle donne contro l’1,2 per cento degli uomini. Uno squilibrio che produce effetti di lungo periodo, soprattutto sulla sicurezza economica delle donne anziane.

Cura e welfare: il peso delle spese indirette

È all’interno di questo quadro che il bilancio di genere analizza la spesa comunale, riclassificando il bilancio 2024 in base al suo impatto di genere. Ne emerge che le spese indirette del Comune di Udine sono pari a circa il 43 per cento del bilancio: qui rientrano i servizi socio-assistenziali (38 milioni di euro), l’istruzione (mense, nidi, trasporto scolastico) e la cultura. Queste spese sono cruciali perché, pur non avendo l’etichetta del genere, sostengono il lavoro di cura non retribuito che grava prevalentemente sulle donne. Per questo si chiamano “indirette”. Finanziare asili nido (5,5 milioni per la fascia 0-6 anni) o l’assistenza agli anziani (3,1 milioni) significa liberare tempo per le donne, favorendo la loro occupazione e autonomia. È un quadro incoraggiante, perché il Comune agisce già per la parità attraverso la struttura solida del suo welfare, ma non sufficiente. 

Chi ha sulle spalle il carico della famiglia?

Il perché è presto spiegato e risponde a una semplice domanda: chi gestisce la maggior parte del carico mentale e burocratico della famiglia? L’analisi dei servizi educativi rivela una persistente asimmetria nel lavoro di cura familiare. Sebbene l’utenza dei servizi mensa sia equilibrata tra alunni e alunne, l’iscrizione burocratica al servizio è effettuata per il 62 per cento dalle madri contro il 38 per cento dei padri, segnalando che il carico gestionale grava ancora sulle donne. Anche nelle richieste di Buoni Libro, le madri sono la maggioranza (128 contro 64 padri). Sul fronte educativo, emerge una netta segregazione formativa nelle scuole secondarie di secondo grado: i licei sono a prevalenza femminile, mentre gli istituti tecnici e professionali restano a forte maggioranza maschile.

Spese dirette e neutre

Le spese dirette, attualmente pari allo 0,2 per cento del bilancio, rappresentano le risorse inequivocabilmente destinate alla promozione delle pari opportunità, come il contrasto alla violenza di genere – si vedano i 214.440 euro investiti nel 2024 per il centro antiviolenza comunale “Zero Tolerance” – o l’imprenditoria femminile. Sebbene esistano micro-interventi diffusi, la loro frammentazione ne riduce la visibilità. L’analisi suggerisce la necessità di strutturare meglio questa area: servono fondi dedicati, obiettivi di genere espliciti nei documenti di programmazione e una tracciabilità che trasformi queste azioni da episodiche a strutturali. Circa il 56 per cento del bilancio è classificato come “neutro”. Questa categoria include costi di gestione, funzionamento della macchina comunale e infrastrutture. Tuttavia, la neutralità è spesso apparente: le politiche del personale (formazione, orari, smart working) o la progettazione urbana (illuminazione, sicurezza, trasporti) hanno impatti differenziati su uomini e donne che oggi non vengono misurati per mancanza di dati disaggregati. L’obiettivo strategico è analizzare queste voci per spostarle progressivamente verso la categoria delle spese indirette o dirette, svelando come anche la gestione interna e tecnica possa contribuire attivamente alla parità.

Le spese dirette del Comune di Udine

Cosa succede dentro all’amministrazione

Lo stesso strumento usato per analizzare la situazione generale del territorio udinese è stato utilizzato per leggere quanto accade all’interno di palazzo D’Aronco.  Ecco un po’ di numeri: il personale comunale è composto per il 62 per cento da donne, concentrate prevalentemente nei ruoli amministrativi ed educativi, mentre gli uomini risultano maggioritari nei profili tecnici e nella polizia locale. Vi è inoltre una equa rappresentanza di genere tra le figure dirigenziali. Il ricorso al part-time, però, è fortemente femminilizzato, con il 15,6 per cento delle donne che vi ricorre contro il 2,4 per cento degli uomini, a conferma di come la conciliazione tra lavoro e vita privata continui a pesare soprattutto sulle lavoratrici. Sul piano della rappresentanza politica, la Giunta comunale presenta una composizione equilibrata, con cinque donne e cinque uomini, mentre il consiglio comunale resta a prevalenza maschile, con il 65 per cento di uomini.

Il sindaco manda avanti le slide

“Con questo bilancio di genere siamo tra i primi a rendere evidente come il lavoro quotidiano del Comune incida concretamente sulla qualità della vita delle donne”, ha dichiarato il sindaco Alberto Felice De Toni. Lo ha fatto durante una conferenza stampa come ce ne sono di continuo, però con alcune differenze sostanziali. La platea per una presentazione di questo tipo era composta per la quasi totalità da donne, come – per una volta – chi ha voluto l’indagine: l’assessora Facchini e il suo gruppo di lavoro, e Giulia Sudano presidente dell’associazione Period Think Thank che ha condotto l’analisi. Il sindaco, per l’occasione, si è prestato a fare “quello che manda avanti le slide”, salvo poi giustamente ritagliarsi una parte per commentare i risultati di questo corposo lavoro di analisi. “Nella nostra visione c’è una città capace di rispondere ai bisogni di tutte e tutti, e non solo di alcune categorie: un’esigenza che non è soltanto ideale, ma profondamente logica se si considerano le caratteristiche anagrafiche di Udine, il forte invecchiamento della popolazione e i dati che mostrano quanto il lavoro di cura continui a gravare in modo sproporzionato sulle donne. Questa analisi ci aiuta a capire dove intervenire per ridurre le disuguaglianze e rendere più efficaci le politiche pubbliche”.

 


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