Friuli Venezia Giulia

“Il terremoto del Friuli ci insegna la forza del pensarsi insieme”


“Solidarietà” non è solo una parola, ma l’eredità concreta che il Friuli ha lasciato all’Italia intera dopo la tragedia del 1976. A ribadirlo è stato il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, intervenuto presso la Biblioteca del Santuario di Sant’Antonio di Padova a Gemona per commemorare il cinquantesimo anniversario del terremoto. Accompagnato dall’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, Zuppi ha ripercorso il senso profondo di quella ricostruzione, definendola un esempio magistrale di “pensarsi insieme”. Secondo il cardinale, la risposta corale della popolazione friulana e l’immenso movimento di aiuti che ne seguì non furono solo una reazione d’emergenza, ma “un momento di scelta, di profonda coesione e di condivisione”.

Il presidente della Cei ha poi condiviso un ricordo personale legato a quei mesi drammatici: “All’epoca ero all’università; non venni in Friuli solo per una casualità, ma ricordo bene come ci fu una mobilitazione generale e una grande sintonia in tutto il Paese”. Sollecitato dalle domande dei cronisti, il porporato ha sottolineato come il modello Friuli rappresenti ancora oggi una lezione attuale per affrontare le crisi moderne: la vera potenza di una comunità non risiede nell’individualismo, ma nella capacità di unirsi per risollevarsi dalle macerie. “La vera forza è quella di unirsi e ricostruire”, ha concluso Zuppi. “La forza sperimentata qui è il pensarsi insieme; se la forza distrugge, è pericolosa”.


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