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>ANSA-FOCUS/ Babis rafforza il fronte sovranista, il vertice Ue sarà in salita – Altre news

(di Michele Esposito)
Tra i tanti messaggi di
congratulazioni che su X hanno affollato l’account di Andrej
Babis, quello che forse è passato meno inosservato dalle parti
del Berlymont è stato quello di Viktor Orban. “Un patriota ceco
impegnato è tornato al timone. Non vedo l’ora di incontrarlo la
prossima settimana in occasione di un importantissimo Consiglio
europeo!”, ha scritto il premier ungherese. Le sue parole fanno
da apripista a quello che si annuncia come uno dei summit Ue più
difficili della storia recente. Sul tavolo ci saranno, in primo
luogo, il sostegno finanziario all’Ucraina e l’uso degli asset
russi. E, al tavolo, ci sarà una cattiva novità per i vertici
comunitari: un fronte sovranista con una sedia in più rispetto
al summit di ottobre.

   
Ursula von der Leyen e Antonio Costa, da qui al prossimo
giovedì, sul sostegno finanziario a Kiev dovranno trovare in un
modo o nell’altro una soluzione. La strada maestra resta più che
mai quella dei beni congelati di Mosca. La resistenza del
Belgio, apparentemente, non ha dato segni di cedimento nelle
ultime ore. Ma non siamo al totale impasse. Il presidente del
Consiglio europeo Costa, parlando da Dublino, ha definito il
summit “cruciale” e ha sostenuto che la “soluzione è molto
vicina” e ha avvertito che, la prossima settimana, non si si
alzerà dal tavolo prima di aver trovato un’intesa su come
finanziarie Kiev. “Per me è certo che il 18 dicembre prenderemo
una decisione. Ma, se necessario, continueremo il 19 o il 20
dicembre, fino a raggiungere una conclusione positiva”, ha
sottolineato l’ex primo ministro lusitano. Conti alla mano,
sugli asset russi von der Leyen potrebbe ancora trovare il
bandolo della matassa grazie alla maggioranza qualificata. Con
il premier belga Bart De Wever tra i contrari, visto che – tra
l’altro – in Belgio praticamente tutti i partiti hanno condiviso
le sue preoccupazioni sulle ripercussioni finanziarie sul Paese
e su Euroclear per l’uso degli asset. Al voto contrario del
Belgio, tuttavia, è lecito aggiungere quello del fronte
sovranista: Ungheria, Slovacchia e, appunto, Repubblica Ceca.

   
E’ in questo contesto, quindi, che si inserisce
l’insediamento di Babis alla guida di Praga. Trumpiano,
populista, a dir poco euroscettico, il magnate ceco accusato di
conflitto di interessi torna al potere e rischia di aggiungersi
alle spine sovraniste nel fianco di von der Leyen. Il giorno
prima del summit è atteso anche lui al vertice dei Patrioti che
si terrà a Bruxelles. Dove, sull’atteggiamento di Babis, ancora
non si sbilanciano. Al neo-premier sono arrivate, prontamente,
le congratulazioni di von der Leyen e Costa. Nessuno, tra i
vertici Ue, vuole creare nuovi Orban e il clamoroso scontro tra
Donald Trump e l’Unione gioca, teoricamente, a favore di chi
punta ad un rinnovato europeismo. Sul fronte asset russi la
trincea sovranista potrebbe fare da sponda a chi, tra i 27, sul
dossier è più prudente, inclusa Giorgia Meloni. Mentre il piano
B scelto da von der Leyen, quello di sostenere Kiev attingendo
al debito comune, ha due importanti falle: la necessità del sì
all’unanimità e il non essere ben visto dai frugali, Germania e
Olanda in testa. La presidente della Commissione può contare
sulla sponda di quello che a Bruxelles già chiamano ‘G3’: Keir
Starmer (sebbene non sieda più in Consiglio europeo), Emmanuel
Macron e Friedrich Merz. La spinta all’uso degli asset di Mosca
pota la loro firma, con buona pace di chi, anche tra i Popolari,
non vede di buon occhio il ritorno ad un marcato protagonismo
dei Paesi membri.

   

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