>>>ANSA/ L’Ue all’ultima curva sui dazi, pronte le contromisure agli Usa – Altre news
(di Michele Esposito)
L’appuntamento più importante
della Plenaria di maggio a Strasburgo non era previsto in Aula,
ma in una sala nascosta nei meandri del Louise Weiss, il
principale edificio dell’Eurocamera. E’ lì, in piena notte, che
potrebbe consumarsi l’ultima tappa del difficilissimo negoziato
tra le istituzioni europee sull’accordo di Turnberry. Dopo
l’ennesimo rinvio, infatti, i negoziatori di Consiglio,
Commissione e Parlamento europeo hanno fissato per il martedì
alle 21 quello che potrebbe essere l’appuntamento – il
cosiddetto trilogo – decisivo per dare il via libera all’intesa
sui dazi con gli Usa.
A ridosso dell’inizio del negoziato, all’Eurocamera si
respirava un’aria di acuto ottimismo. Una lista di punti,
concordati a livello tecnico, è stata preparata per l’inizio del
trilogo. A tutte le parti è chiaro un punto: il tempo stringe, e
un nuovo rinvio potrebbe innescare una reazione furiosa di
Donald Trump. I pontieri della Commissione, e la stessa Ursula
von der Leyen nel colloquio telefonico di una decina di giorni
fa, hanno respinto l’ultima minaccia della Casa Bianca, quella
di alzare i dazi al 25% – la tariffa concordata in Scozia e del
15% – per l’automotive europeo. Trump ha dato all’Europa tempo
fino a luglio. Ma una nuova fumata nera potrebbe nuovamente
scombussolare ogni piano. L’interlocutore americano è e resta
imprevedibile, e questo è un punto chiaro innanzitutto ai
vertici di Palazzo Berlaymont. I giochi, però, non sono ancora
chiusi. Le clausole di garanzie volute dal Parlamento continuano
a destare più di una perplessità nel Consiglio Ue e nella
Commissione. Ma, per chi le sostiene, restano al momento l’unico
paracadute possibile di fronte alle bizze del tycoon. A tenere
banco, anche in quest’ultima curva di colloqui, saranno quindi
le clausola di sospensione e quelle ‘sunrise’ e ‘sunset’.
La loro funzione è stato chiara fin dall’inizio: evitare che
il patto di Turnberry si trasformasse in un assegno in bianco a
favore di Donald Trump. L’intesa sostenuta dagli eurodeputati si
incardina dentro una rete di garanzie: durata limitata a due
anni, controlli sull’attuazione e possibilità di sospendere i
benefici se gli Stati Uniti cambieranno le carte in tavola. Un
compromesso orchestrato dal socialista Bernd Lange che ha preso
forma grazie all’asse tra Ppe, Socialisti e Liberali, con il
sostegno anche dei Conservatori dell’Ecr, destinato a scontrarsi
con i governi che chiedono più pragmatismo. La clausola di
sospensione è il vero grilletto politico dell’impianto: prevede
che l’Ue congelare gli sconti tariffari concessi ai prodotti
americani non solo se gli Stati Uniti alzeranno i dazi oltre il
tetto del 15%, ma anche se introdurranno nuove tariffe
settoriali – dall’automotive all’agroalimentare – o adotteranno
misure considerate discriminatorie verso le imprese europee.
Dentro il testo è entrato persino il riferimento alla
“coercizione economica”. Poi c’è la clausola ‘sunrise’, pensata
come una sorta di interruttore iniziale: l’accordo non entrerà
automaticamente in vigore dopo la firma, ma scatterà solo se
l’amministrazione Trump rispetterà integralmente gli impegni
presi. Infine la ‘sunset clause’, il timer politico dell’intesa:
tutto scadrà il 31 marzo 2028 salvo rinnovo esplicito.
E’ molto difficile che lo schema delle tre clausole resti
invariato. Un punto di incontro, veniva spiegato poco prima
dell’inizio del negoziato, è vicino. E non potrà che prevedere
un parziale ammorbidimento delle clausole di garanzie previste
inizialmente. E poi c’è un punto politico di fondo: l’Ue deve
mostrarsi un partner affidabile non solo nei riguardi degli Usa
ma davanti al mondo. Il 22 maggio Antonio Costa e Ursula von der
Leyen firmeranno una partnership senza precedenti con il
Messico. Allargando la rete commerciale che, nella strategia
della Commissione, resta la maniera più efficace per contrastare
la politica economica di Trump.
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