Lazio

Baobab Experience, dieci anni in un festival: a Roma “Pensare Migrante”

Dieci anni di strade incrociate, di tende montate e smontate, di accoglienza costruita spesso dal nulla, di volti in transito e storie che non hanno mai smesso di chiedere ascolto. Baobab Experience compie dieci anni e li celebra come meglio sa fare: aprendo spazi, parole e visioni.

Dal 12 al 14 dicembre, alla Città dell’Altra Economia, arriva “Pensare Migrante”, un festival di tre giorni che mescola giornalismo, arte, attivismo e teatro per raccontare la migrazione senza filtri né retorica.

Non un anniversario formale, ma una festa collettiva, un modo per rimettere al centro le persone in movimento, proprio mentre nel dibattito pubblico il tema viene spesso ridotto a numeri e slogan.

Sul palco e nelle sale del festival si alterneranno ospiti d’eccezione: Diego Bianchi, Francesca Mannocchi, Luca Misculin, Igiaba Scego, Valerio Nicolosi, Ilaria Cucchi, Riccardo Iacona. Giornalisti, scrittori, attivisti e autori che da anni scavano dentro le contraddizioni e gli strappi della contemporaneità.

La città dell’Altra Economia sarà il cuore pulsante dell’iniziativa, tra talk, reportage, spettacoli, mostre e installazioni. Solo la serata finale del 14 dicembre si sposterà all’Hacienda, in via dei Cluniacensi, per chiudere con un momento più informale e conviviale.

Il programma è fitto e attraversa linguaggi diversi: dal fumetto alla fotografia, dall’inchiesta alla musica. Baobab presenterà anche la sua antologia a fumetti, realizzata con la Scuola Internazionale di Comics di Torino.

Sul palco salirà Gabriele del Grande con “Il secolo è mobile”, spettacolo che intreccia narrazione e attualità. E poi il concerto finale, con artisti come Iosonouncane e Giovanni Truppi, chiamati a chiudere in musica tre giorni intensi.

«Sarà un festival no-stop, con eventi ininterrotti in una sala e una mostra tra foto, installazioni e video nell’altra» spiegano da Baobab. «Soprattutto, sarà un momento per tornare a stare insieme e restituire un po’ di bellezza a un mondo che sembra sempre più capovolto».

Tre giorni per fermarsi, ascoltare, e – come recita il titolo – provare davvero a pensare migrante.

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