a Roma solo tre adesioni in tre mesi. È polemica sul bando
Il progetto di accoglienza diffusa promosso da Roma Capitale mostra, nei primi mesi di attività, un avvio decisamente inferiore alle aspettative.
A tre mesi dall’avvio dell’iniziativa affidata a Refugees Welcome Italia, i dati parlano infatti di appena tre nuclei familiari disponibili ad accogliere gratuitamente migranti regolarmente soggiornanti sul territorio.
Un risultato che ha riacceso il dibattito politico e che arriva dopo una prima fase di monitoraggio richiesta dalle opposizioni, attraverso l’accesso agli atti presentato dalla consigliera di Fratelli d’Italia Mariacristina Masi, che ha chiesto di visionare i report relativi ai primi mesi del 2026.
Un investimento da 399mila euro e numeri ancora minimi
Al centro delle polemiche c’è anche l’impianto economico del progetto. Il bando messo in campo da Roma Capitale ha un valore complessivo di circa 399mila euro ed è stato affidato all’ente del Terzo settore Refugees Welcome Italia, con il compito di individuare, orientare e supportare i cittadini disponibili ad aprire le proprie abitazioni.
L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è quello di favorire percorsi di integrazione più rapidi e meno istituzionalizzati rispetto ai tradizionali centri di accoglienza, attraverso l’inserimento in contesti familiari.
Tuttavia, secondo i dati del primo trimestre 2026, le adesioni effettive restano estremamente contenute: tre sole disponibilità attivate in tutta la Capitale.
Le opposizioni: “Modello inefficace e distante dalla realtà”
Per Mariacristina Masi, il bilancio iniziale confermerebbe le perplessità espresse già in fase di avvio del progetto. La consigliera sottolinea come l’investimento pubblico non sia stato accompagnato da strumenti sufficienti a incentivare concretamente le famiglie ospitanti, rendendo di fatto il modello poco incisivo rispetto agli obiettivi dichiarati.
Sulla stessa linea anche il capogruppo della Lega in Assemblea capitolina, Fabrizio Santori, che evidenzia la distanza tra il progetto e la condizione sociale di molti cittadini romani, alle prese con difficoltà economiche e emergenza abitativa.
Un contrasto che, secondo l’opposizione, renderebbe ancora più complesso immaginare una diffusione ampia del modello.
Le reazioni nei quartieri, in particolare all’Esquilino
Il tema ha trovato eco soprattutto nei rioni dove la presenza di strutture di accoglienza è già significativa.
All’Esquilino, in particolare, il dibattito si è riacceso anche sui social, dove diversi residenti hanno espresso scetticismo rispetto alla possibilità di ospitare gratuitamente persone estranee in casa propria, in un contesto economico percepito come sempre più fragile.
Accanto alle difficoltà economiche, emerge anche una componente legata alla percezione della sicurezza e alla gestione complessiva dei servizi sociali nel quartiere.
La posizione del Campidoglio
Dal Campidoglio arriva però la difesa del progetto, considerato un tassello di una strategia più ampia per superare la logica dell’accoglienza concentrata in grandi strutture.
L’amministrazione ribadisce la volontà di puntare su forme di inclusione più diffuse e personalizzate, anche se riconosce che il percorso richiede tempi lunghi e un cambiamento culturale profondo. Il servizio, già programmato fino al 2028, proseguirà dunque nei prossimi anni.
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