Volkswagen, via al piano shock: altri 60mila tagli e addio a Seat
MAGDEBURGO – Il consiglio di sorveglianza di Volkswagen convocato per oggi rischiava di passare alla storia. Gli azionisti più pesanti, ossia le famiglie Porsche, Piech e il fondo del Qatar avevano preparato l’atomica: la convocazione di un’assemblea straordinaria per forzare la mano, aggirare il potere di veto del land Bassa Sassonia in consiglio e cambiare per sempre gli equilibri ai vertici. Ma ieri sera IgMetall, la Bassa Sassonia e l’azienda sono riuscite a convergere dopo una convulsa giornata di negoziati su un nuovo piano di tagli lacrime e sangue. Un nuovo massacro definito tout court, «di sopravvivenza» dal consiglio di amministrazione. Il gruppo, si legge nell’accordo votato all’unanimità, «si trova in una situazione critica». E il consiglio di sorveglianza, anticipato di un giorno, ha varato un nuovo programma di risanamento durissimo.
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dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni


Il nocciolo del piano è che 60mila ulteriori posti di lavoro dovranno essere cancellati, dopo i 50mila già concordati neanche due anni fa. E il marchio Seat sarà liquidato del tutto entro il 2029. Facendo morire il brand iberico nato negli anni ‘50 per volere della Fiat e del governo spagnolo, poi ceduto ai tedeschi negli anni ‘80, Vw intende risparmiare costi, semplificare i processi e concentrarsi così sul marchio gemello Cupra, che ha ormai da tempo superato Seat in termini di vendite. Stando ai dati della Bild, che ha ripreso la notizia lanciata da Wirtschaftswoche, nel primo semestre del 2026 sono state infatti consegnate 170.100 Cupra, contro le 129.600 di Seat.
Ma sul nodo più controverso, i quattro stabilimenti in Germania che il colosso di Wolfsburg minacciava di tagliare già da luglio, l’obiettivo complessivo resta eliminare la produzione di 500mila veicoli in Europa. Ciò significa che gli stabilimenti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm chiuderanno tra il 2031 e il 2034, ma soltanto se entro il 2027 non si saranno riusciti a ottenere enormi risparmi. Vw si è impegnata a trovare delle alternative. E nel caso sarebbe pronta a considerare nuovi modelli da assegnare alle quattro fabbriche. A proposito di modelli: ne saranno tagliati la metà. Daniela Cavallo, capa del consiglio di fabbrica Volkswagen, ha commentato dunque ieri sera che «nessuno stabilimento è stato sacrificato».
Il punto è che Vw conta di vendere nel 2030 soltanto 9 milioni di veicoli – nel 2019 erano ancora 11 milioni. E senza i tagli i margini di guadagno crollerebbero allo 0,1%. Lunedì scorso il chief financial officer Arno Antlitz aveva lasciato poche speranze ai quattro stabilimenti in Germania. E aveva detto che le capacità eccessive attuali stavano creando un buco da 1,5 miliardi di euro all’anno.
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dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni


La giornata di ieri si è conclusa a sorpresa con l’intesa: fino a poche ore prima erano trapelate voci su tre diverse proposte che sarebbero state presentate al consiglio di sorveglianza di oggi. Un fatto clamoroso. Una di IgMetall, del sindacato dei metalmeccanici, una del land Bassa Sassonia e una dell’azienda (più o meno la stessa che era stata rifiutata dal consiglio di sorveglianza a luglio). La Bassa Sassonia avrebbe voluto evitare un bagno di sangue nel momento in cui l’Afd rischia di vincere domenica un’elezione regionale importante in Sassonia-Anhalt, addirittura con la maggioranza assoluta. E nei sondaggi nazionali è data comunque al 29%. E in serata era girata voce che avesse fuso la sua proposta con quella del sindacato. L’azienda, nel frattempo, aveva già preparato tutto per il “golpe” dell’assemblea straordinaria. Poi l’indiscrezione di un avvio di negoziato con l’azienda – e in tarda serata è trapelata la notizia dell’intesa. «È fondamentale che il consiglio di amministrazione disponga ora delle basi necessarie per affrontare le grandi sfide future. Ciò include esplicitamente lo sviluppo di scenari futuri per tutti gli stabilimenti», ha commentato Christiane Benner, vicepresidente del consiglio di sorveglianza e prima presidente del sindacato IG Metall.
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