Via Fago, trovati i resti della macchina Enigma

BOLZANO. “Enigma” fu un enigma. I tedeschi facevano transitare sotto il naso degli alleati le rotte dei loro sottomarini, il giorno delle offensive, i tracciati dei voli di incursione. Li leggevano quei messaggi, i decifratori a Londra, senza capirci nulla. Era colpa di quella dannata macchina da scrivere che, schiacciando il tasto di una lettera ne faceva apparire un’altra e allora addio. Il mistero, che tenne in bilico le sorti della seconda guerra mondiale, stava dentro un dispositivo elettromeccanico per cifrare e decifrare messaggi, su cui, analizzando milioni di strisce di carta con sopra quelle parole ancora incomprensibili, intere squadre di ricercatori e docenti universitari inglesi, americani, polacchi persero la vista per anni, annidati nei laboratori dei migliori atenei britannici. Finché un gruppo di esuli da Varsavia e, soprattutto, quella mente inquieta di Alan Turing risolsero l’enigma di “Enigma”. Questo il nome della macchina.
Il ritrovamento.
Ebbene, una di queste è stata scoperta a Bolzano. Non intera ma ridotta in pezzi. Strisce di bachelite che reggevano i tasti su cui battere i messaggi cifrati nazisti. Questi, fino agli ultimi giorni del conflitto, non erano certi che gli alleati fossero giunti alla soluzione di quel loro meccanismo di crittografia, dunque continuarono ad usare Enigma mentre i loro messaggi erano ormai, in anticipo, nelle mani dei comandi anglosassoni. Ora, il residuato di uno tra i più affascinanti strumenti della tecnologia bellica – su cui sono stati scritti libri e girati film – è apparso, tra lo stupore degli studenti del Leonardo Da Vinci, nel corso di alcuni scavi all’interno del “Bunker H”, uno dei rifugi che l’esercito tedesco approntò ai confini nord di Bolzano, in particolare sotto il Guncina, dove oggi corre via Fago.
«Avevo organizzato una visita, con ricerca sul campo, nel bunker – svela Gino Bombonato, studioso di archeologia – e chiesto ai ragazzi di effettuare alcuni scavi superficiali all’interno delle gallerie. Ebbene, l’altro ieri (tre giorni fa ndr), sono apparsi elementi che, anche alcuni esperti, hanno riconosciuto essere nel meccanismo di Enigma».
Distruggere le prove
Il fascino della scoperta sta anche nello stato di conservazione del meccanismo e nel fatto che gli elementi emersi risultano danneggiati. Ecco, è come se venisse riavvolto il nastro di quegli ultimi, drammatici giorni, di occupazione tedesca dell’Alto Adige. «I reparti nazisti erano ovunque in fuga, anche quelli che presidiavano il bunker – prova a ricostruire Bombonato – e l’ordine, per tutti, era di non far finire nelle mani del nemico armi o strumenti militari ritenuti strategici. Con anche dossier e documenti segreti». Dunque, Enigma, era una di queste “armi”, seppur improprie, che i nazisti dovevano assolutamente distruggere prima dell’arrivo degli americani. I quali giunsero a Bolzano, il 4 maggio del 1945, con alla testa l’88ma divisione di fanteria. Pochi giorni prima, forse poche ore, i tedeschi avevano sgomberato il bunker dandosi alla fuga. Quello che non avevano potuto condurre con se – allora erano forse più graditi cibo e mezzi di trasporto – lo avevano distrutto.
Una grande scoperta
«Ora – spiega Gino Bombonato – gli elementi che abbiamo recuperato e che molto assomigliano a parti di Enigma, sono stati inviati a ricercatori specializzati. Aspettiamo la conferma definitiva ma già adesso con gli oggetti che abbiamo e i confronti effettuati su documenti tecnici della macchina per cifrare i messaggi, si è molto vicini a presumere di essere di fronte a quello che resta di Enigma». Sarebbe, per Bolzano, una grande scoperta. (P.Ca.)
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