Toscana

“Via di Caciolle, Patrasso”, storia degli italo greci a Firenze nel libro di Spiros Stella

Scritto da Marcello Ferreri, giovedì 4 giugno 2026 alle 11:33

Nell’inverno del 1945 l’appuntamento fu fissato, d’autorità e per tutti, al porto di Patrasso, dove le corvette Patrai Terrmoscopilichi riportarono in Italia  molte di quelle famiglie italiane che alla fine dell’Ottocento erano emigrate in Grecia alla ricerca di opportunità di vita e lavoro migliori di quelle offerte loro dal Regno d’Italia. Un nucleo di circa 3000 persone, molte concentrate nella città di Patrasso.

L’appello di Alcide De Gasperi alla Commissione Alleata per poter bloccare il rimpatrio degli italiani residenti in Grecia non ebbe alcun esito.  

Prima c’era stata la guerra, l’aggressione fascista alla Grecia, la fine di un processo di integrazione fra la comunità italiana e la popolazione locale ed i  campi di concentramento di GoudìArgosNeakokkinià.

Una storia raccontata anche dalla rete toscana degli Istituti per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea e che Spiros Stella approfondisce in modo personale e documentato nel suo romanzo storiografico Via di Caciolle, Patrasso, presentato a Firenze a Palazzo Strozzi Sacrati dallo stesso autore assieme al presidente della Regione Eugenio Giani e, fra gli altri, il consigliere regionale Marco Stella.

“Il Quartiere dei Greci – così veniva chiamata la zona di via di Caciolle spiega Eugenio Giani – nasce negli anni Cinquanta in quei palazzi di nuova costruzione, edificati con le risorse stanziate dalla legge Fanfani per favorire l’edilizia economica e popolare e rispondere alla fame di alloggi del secondo dopoguerra del secolo scorso che interessava non solo i fiorentini, ma anche questa corrente di re-immigrazione raccontata nel libro con grande dignità e con molta chiarezza”.

“Firenze e la Toscana – continua Giani – hanno vissuto nel corso della loro storia importanti flussi di immigrazione, re-immigrazione e momenti dove la vita di comunità diverse si sono intrecciate costruendo spesso percorsi importanti e significativi di condivisione umana e culturale”.

Dopo il loro sbarco a Bari nel 1945 duemila persone, considerate non più italiane e non completamente greche, trovarono ospitalità a Firenze nella vecchia caserma del Genio civile di via della Scala, che rimarrà un Centro profughi fino al 1956.

Da via della Scala la comunità si trasferirà solo alla fine degli anni cinquanta per andare ad abitare nelle case popolari in via di Caciolle per andare a lavorare nella Pignone, alla Gover, al mercato di san Lorenzo. Il libro di Spiros Stella ne ricostruisce le vicende attraverso una storia familiare e personalissima che racconta i destini degli italo greci nello sfondo di una Firenze che cambia in modo impetuoso e veloce.

“Via di Caciolle non era un ghetto – precisa Marco Stella – e non lo è adesso: i greci rimasti sono pochissimi. Era un luogo di sogni, speranze, crescita. È stata una specie di laboratorio dove si sperimentò la convivenza fra persone di culture completamente diverse. Mio padre, nato nel 1944 a Patrasso, si trasferì a Firenze dopo pochissimi mesi. C’era anche lui fra la gente di via di Caciolle, assieme a mio nonno, mia nonna e la mia famiglia. Quindi sono l’orgoglioso figlio di un profugo. Questo libro racconta aspetti poco conosciuti di una storia che è fiorentina e nello stesso tempo italiana”.

“Sono pagine – continua Stella – che parlano di emancipazione, difficoltà, diffidenza, della fatica di ambientarsi in un Paese diverso. Due mondi che si incontrano nella storia dell’integrazione di persone dotate di un grande capacità di lavorare e sognare. Il mercato di San Lorenzo è stato uno dei luoghi dove si incontrarono mondi completamente diversi senza mai escludere nessuno e allontanare altre realtà, altre culture”.

“Ho voluto scrivere questo libro – spiega Spiros Stella – per onorare la promessa fatta a mio padre che non voleva che questa storia, con tutti i suoi aspetti affettivi, personali e collettivi, fosse dimenticata. Una vicenda di arrivi, ritorni e partenze.

“Oggi – continua Spiros Stella – il sindaco di Patrasso è un medico cardiologo che ha studiato e si è laureato a Firenze ed ha promosso un restauro della città per riportare in vita quel che restava degli antichi palazzi ottocenteschi della città, molti progettati da italiani. Oggi a Patrasso potrete ritrovare quello che è stato costruito con le mani e l’ingegno di tantissimi italiani che hanno edificato quello che di bello è oggi rimasto”.


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